Il consigliere del Cremlino: «L’accordo è vantaggioso per Donald e coinvolge solo noi e gli Stati Uniti»

11.08.2025 07:05
Il consigliere del Cremlino: «L’accordo è vantaggioso per Donald e coinvolge solo noi e gli Stati Uniti»

«Penso che Putin stia offrendo a Trump una conveniente via d’uscita», afferma Dmitrij Suslov, vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali della Scuola Superiore di Economia e consigliere ascoltato del Cremlino per la politica estera, riporta Attuale.

Cosa si aspetta Putin dal vertice in Alaska?
«Le possibilità sono due. La prima potrebbe vedere i leader adottare un piano bilaterale tra Russia e Stati Uniti per instaurare una tregua in Ucraina. Questo è fondamentale per il Cremlino: il dialogo avviene tra noi e gli Stati Uniti, a prescindere dall’Ucraina e dall’Europa. Tale intesa potrebbe prevedere il ritiro delle forze ucraine dalle aree del Donbass, dove sono ancora attive, e il ritiro delle truppe russe dalle regioni di Sumy, Dnipropetrovsk e Kharkiv, mantenendo la linea del fronte invariata in altre zone. Un anno fa Mosca richiedeva il totale ritiro dall’intera area di quattro province, mentre oggi si limita a chiedere solo il ritiro dal Donbass. Un aspetto cruciale dell’intesa è l’impegno da parte dell’Ucraina a non aderire alla NATO».

Quindi non si tratta solo di uno scambio di territori.
«Certamente no. L’impegno a non entrare nell’Alleanza atlantica è una condizione imprescindibile per ogni tregua. Inoltre, le intese dovranno inevitabilmente includere la demilitarizzazione dell’Ucraina e una riforma della costituzione in una direzione federale».

Ma nella vostra posizione queste informazioni erano già note. Quali sono le reali novità?
«La prima è che la Russia oggi è disposta a discutere di un cessate il fuoco, e non solo di un accordo finale. In secondo luogo, Putin sta chiedendo qualcosa di meno per la tregua rispetto a un anno fa». Lei ha accennato a due opzioni. Qual è la seconda? «Nel caso in cui Zelensky, sostenuto dagli europei, rifiuti questa soluzione, Trump interromperebbe tutto il supporto militare a Kiev e smetterebbe perfino di fornire armi agli europei affinché le cedano all’Ucraina. Questo porterebbe a una sconfitta rapida e al completo collasso».

E perché Trump agirebbe contro Kiev, evitando sanzioni punitive verso Mosca, come aveva promesso?
«Se Trump esprime un sostegno così forte e quasi entusiasta all’opzione dell’accordo, è anche per via della sua difficile posizione, avendo chiesto a Cina, India e Brasile di non importare più petrolio russo, minacciandoli con sanzioni secondarie. La Cina ha ovviamente rifiutato, ma anche New Delhi e Brasilia non sono incline a conformarsi; una loro risposta negativa rappresenterebbe un problema per l’America. A quel punto, Trump si troverebbe di fronte alla scelta di apparire debole o di essere coinvolto in un grave conflitto politico e commerciale con Cina e altri membri dei Brics, con esiti imprevedibili. Se il vertice in Alaska risultasse positivo, approvando un piano comune di tregua in Ucraina, la situazione difficile che ha creato con Cina, India e Brasile verrebbe risolta, e il presidente americano potrebbe perfino rivendicare un merito storico. Questo spiega perché ci aspettiamo che Trump accolga la proposta di Putin. Per lui è una vera via d’uscita».

Perché l’Alaska? Il simbolismo del luogo è stato ampiamente discusso.
«È così, la scelta è significativa sia storicamente che politicamente. In primo luogo, l’Alaska rappresenta il bilateralismo del vertice. Non esiste luogo più simbolico per Russia e Stati Uniti: lontana dalle tensioni europee e ucraine, è incredibilmente vicina alla Russia. Sottolinea l’idea che Putin e Trump possano trovare autonomamente una soluzione alla guerra in Ucraina. In secondo luogo, quello in Alaska segna il primo summit a pieno titolo tra Russia e Stati Uniti sul suolo americano in 15 anni, l’ultimo risale al 2010 quando Dmitrij Medvedev visitò Barack Obama a Washington. Questo evidenzia la determinazione reciproca di voltare pagina rispetto agli attriti passati e migliorare i rapporti bilaterali. Infine, l’agenda ha influenzato la scelta del luogo: oltre al focus sull’Ucraina, si discuterà anche dell’Artico, un tema cruciale per le relazioni. Vi è un confronto acceso nella regione, che potrebbe diventare un palcoscenico di conflitti armati, mentre le attività militari di Russia e Stati Uniti sono in aumento. Con lo scioglimento dei ghiacci, l’Artico è anche un’area promettente per nuove cooperazioni economiche tra i due Paesi, favorendo la ricerca comune, l’esplorazione e l’uso delle risorse, e il commercio.

1 Comments

  1. Mah, la situazione è davvero complicata… Sembra che Trump stia cercando una scappatoia, ma noi come cittadini europei cosa facciamo? Non possiamo restare a guardare mentre altri decidono le nostre sorti. Che caos!

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