Il Cremlino minaccia la Moldavia dopo la nuova strategia militare: “Nulla di buono l’aspetta”

13.10.2025 13:30
Il Cremlino minaccia la Moldavia dopo la nuova strategia militare: “Nulla di buono l’aspetta”
Il Cremlino minaccia la Moldavia dopo la nuova strategia militare: “Nulla di buono l’aspetta”

Mosca reagisce duramente al nuovo orientamento difensivo moldavo

Il 12 ottobre 2025, il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha lanciato un chiaro avvertimento alla Moldavia, dichiarando che il paese non dovrà aspettarsi “nulla di buono” se continuerà a perseguire una linea di confronto con la Russia in nome dell’integrazione europea. La dichiarazione, riportata da TASS e diffusa anche attraverso il canale Telegram dell’agenzia, è arrivata in risposta all’adozione da parte del governo moldavo di una nuova strategia militare che definisce la Russia come “principale minaccia” alla sicurezza nazionale.

Secondo Peskov, “la leadership attuale della Moldavia sta commettendo un grave errore”, accusandola di considerare l’avvicinamento all’Europa come sinonimo di antagonismo verso Mosca. Il riferimento implicito all’Ucraina del 2013 sottolinea la linea narrativa russa secondo cui le scelte europeiste portano inevitabilmente a conseguenze negative.

Nuova dottrina difensiva e timori per la sicurezza regionale

L’8 ottobre 2025, Chişinău ha adottato un documento strategico che guiderà la politica militare del paese fino al 2035. Tra le minacce principali viene evidenziata l’invasione russa dell’Ucraina e la potenziale estensione del conflitto nel territorio moldavo, in particolare attraverso un corridoio terrestre russo che potrebbe collegarsi alla regione separatista della Transnistria, dove sono ancora presenti circa 1.000 soldati russi.

In risposta, la Moldavia ha annunciato l’aumento del 33% del personale dell’esercito e un incremento delle spese militari fino all’1% del PIL. Il piano include inoltre l’adeguamento agli standard della NATO, rafforzando così il legame del paese con le strutture di sicurezza euro-atlantiche.

Un avvertimento politico con echi regionali

L’intervento di Peskov è percepito dagli analisti come una strategia di pressione politica, tipica del linguaggio intimidatorio usato da Mosca verso gli Stati vicini che si allontanano dalla sua sfera di influenza. La retorica del Cremlino richiama il copione già visto con Kiev nel decennio scorso: minacce, destabilizzazione e un mix di pressioni economiche e mediatiche.

Per la leadership moldava, si tratta di un banco di prova cruciale. Davanti a questa escalation verbale, il governo di Maia Sandu dovrà dimostrare coesione tra esecutivo, forze armate e servizi di sicurezza, rafforzando al contempo la cooperazione con l’Unione Europea e la NATO.

Rilancio del percorso europeo di Chişinău

Il successo della coalizione pro-europea “Azione e Solidarietà” alle elezioni parlamentari del 28 settembre ha confermato il mandato popolare per proseguire il cammino verso l’UE. La presidente Sandu ha più volte denunciato i tentativi russi di interferire nei processi elettorali moldavi con l’obiettivo di riportare al potere forze filorusse. Ora, le dichiarazioni del Cremlino rafforzano ulteriormente la determinazione del governo a consolidare le riforme e a modernizzare la difesa.

Secondo osservatori regionali, simili minacce tendono a generare l’effetto opposto a quello desiderato da Mosca: aumentano il sostegno popolare all’indipendenza nazionale e rafforzano le posizioni politiche contrarie all’influenza russa.

Pressione ibrida e messaggi rivolti anche all’interno della Russia

Le parole di Peskov hanno anche un valore propagandistico interno. Presentare la Moldavia come un altro “vicino traditore” che si piega all’Occidente consente al Cremlino di alimentare la narrazione dell’accerchiamento e giustificare politiche aggressive. In un momento segnato da difficoltà economiche interne e da una guerra prolungata in Ucraina, simili dichiarazioni aiutano Vladimir Putin a mantenere uno stato d’allerta costante nell’opinione pubblica russa, rafforzando l’idea di una Russia sotto assedio.

Intanto, per l’Unione Europea, le parole del Cremlino rappresentano un chiaro segnale: la minaccia russa non si limita all’Ucraina. La Moldavia diventa ora una nuova linea del fronte geopolitico, e Bruxelles dovrà considerare un rafforzamento concreto del supporto politico, economico e militare a Chişinău per evitare che le pressioni di Mosca ostacolino il processo di integrazione europea.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere