Il figlio di Narges Mohammadi: «Devono liberare mia madre e gli altri attivisti arrestati in Iran»

13.12.2025 07:35
Il figlio di Narges Mohammadi: «Devono liberare mia madre e gli altri attivisti arrestati in Iran»

Arresto di Narges Mohammadi: la lotta dei figli continua

Ali Rahmani, figlio della nota attivista Narges Mohammadi, ha compiuto 19 anni una settimana fa e vive attualmente in esilio a Parigi. Deve affrontare situazioni difficili in un contesto di crescente repressione in Iran, da cui proviene la sua famiglia. Ieri, Narges Mohammadi è stata arrestata nuovamente a Mashhad, suscitando allerta tra i suoi figli e sostenitori, riporta Attuale.

Ali e la sua gemella Kiana avevano ritirato il Nobel per la Pace nel 2023, assegnato a loro madre per il suo attivismo. La loro preoccupazione aumenta ogni volta che ricevono notizie sulla madre, come nel caso dell’arresto avvenuto poco dopo la celebrazione del settimo giorno dalla morte dell’avvocato e attivista Khosrow Alikordi. Ali ha commentato: “Devono liberare tutti adesso”.

Ali ha appreso della detenzione della madre circa trenta minuti dopo il suo arresto, descrivendo una reazione di ansia e urgenza nella sua famiglia. “Siamo molto preoccupati,” ha spiegato. “Papà è dovuto uscire a respirare: gli mancava l’aria”, aggiungendo che ora devono essere forti per difendere l’eredità della loro madre. “Da una parte sono il figlio spaventato, dall’altra sono la voce di mia madre e di tutti gli altri attivisti arrestati con lei”.

In un’intervista, Ali ha condiviso che l’ultima conversazione con sua madre è avvenuta tre giorni fa, durante la quale hanno discusso sia di questioni quotidiane che della liberazione dell’Iran. “Mia madre è incredibile,” ha detto, sottolineando la sua determinazione a continuare a combattere contro la repressione, nonostante i rischi. “La Repubblica Islamica si insinua nella nostra vita quotidiana per rendere l’esistenza un inferno”, ha aggiunto Ali, descrivendo le minacce e le intimidazioni che sua madre riceve.

Ali ha riflettuto sul significato della liberazione temporanea di Mohammadi avvenuta un anno fa, attribuendola alla pressione esercitata dalla sua famiglia, dagli iraniani, e da organizzazioni internazionali. “Era un segnale in un contesto geopolitico in cui gli ayatollah dovevano tenere un profilo basso,” ha affermato. “Tuttavia, la Repubblica Islamica è astuta.”

Essere il figlio di un’attivista comporta, per Ali, “un grande orgoglio ma anche una grande responsabilità. È difficile chiedersi se la propria madre sia viva o se potrà parlargli.” Con l’arresto di Mohammadi, si è avverato un incubo per Ali e Kiana, evidenziando la precarietà della loro situazione.

Infine, Ali ha espresso quanto gli manchi sua madre: “Ho una lunga lista. Il suo sorriso, il suo amore, i piatti che mi cucinava, anche se non è una grande cuoca, ma una grande attivista,” ha dichiarato, richiamando alla mente i ricordi di momenti condivisi e di celebrazioni anche politiche.

1 Comment

  1. Non riesco a immaginare la paura che prova Ali per sua madre. È davvero scioccante pensare che in un mondo così avanzato ci siano ancora persone che lottano per diritti così basilari. Speriamo davvero che Narges e tutti gli altri attivisti possano tornare a casa. La situazione in Iran è insostenibile e non si può rimanere in silenzio!!!

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