Il Garante della privacy respinge le accuse di conflitto d’interesse e conferma la propria autonomia

11.11.2025 21:05
Il Garante della privacy respinge le accuse di conflitto d'interesse e conferma la propria autonomia

Il Garante per la Privacy rifiuta le dimissioni nonostante le pressioni politiche

Roma, 11 novembre 2025 – Il presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, ha escluso l’opzione di dimettersi in risposta alle richieste delle opposizioni, sostenendo che le accuse rivolte all’Autorità sono basate su affermazioni infondate. “Il collegio del Garante non presenterà le proprie dimissioni”, ha dichiarato Stanzione al Tg1, sottolineando che ogni decisione è stata presa “in piena indipendenza di giudizio”, riporta Attuale.

Le recenti critiche, principalmente da parte del centrosinistra, hanno sollevato interrogativi sulla necessità di rivedere le modalità di elezione dei membri dell’Autorità. Attualmente, due componenti sono scelti dalla Camera dei Deputati e due dal Senato. Il costituzionalista Stefano Ceccanti ha proposto di introdurre un quorum di tre quinti del Parlamento per tale elezione. Il suo appello ha trovato sostegno in Angelo Bonelli, che ha affermato la necessità di una maggioranza qualificata. Dal canto suo, il centrodestra ha respinto tali proposte, con il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, che ha evidenziato come simili esigenze non fossero state sollevate quando il PD era al governo.

Le polemiche attorno al Garante sono amplificate dal caso Report, in cui si accusa l’Autorità di mantenere legami eccessivi con la politica e conflitti d’interesse. Un componente del collegio, Agostino Ghiglia, è stato messo in discussione per i suoi rapporti con FdI, soprattutto dopo una multa inflitta alla trasmissione per la diffusione di un audio compromettente riguardante l’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Stanzione ha criticato la narrazione secondo cui il Garante sarebbe subordinato alla maggioranza governativa, difendendo l’autonomia dell’ente.

Il senatore PD Dario Parrini ha avvallato la proposta di modificare il metodo di elezione, sottolineando che “sarebbe una scelta di buonsenso”. Egli ha richiamato l’attenzione sulla questione attuale, evidenziando che nel 2020, sotto la guida del governo Conte, i membri eletti del Garante della Privacy avevano ottenuto un consenso molto basso, inferiore al 40% degli aventi diritto. Le opposizioni continuano a chiedere lo scioglimento dell’Autorità; Giuseppe Conte ha parlato di “azzeramento”, mentre Stefano Patuanelli, capogruppo M5S in Senato, ha affermato che il Garante “non ha più credibilità per andare avanti”. Tuttavia, né il governo né il Parlamento possono intervenire.

Roberto Zaccaria, esperto giurista ed ex presidente della Rai, ha ricordato che “l’unica ipotesi è che la maggioranza dei componenti, cioè tre su quattro, si dimetta”. Per l’eurodeputato Sandro Ruotolo, la situazione è paradossale, rilevando che è possibile far dimettere il Capo dello Stato, ma non il collegio del Garante della privacy. Ha esortato a prendere un passo indietro, sottolineando che prima di decidere se cambiare la legge per la selezione del Garante, è importante valutare la qualità delle attuali figure in carica.

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