Il glossario “Non c’è forma più corretta” promuove un linguaggio inclusivo contro lo stigma dell’obesità

04.03.2026 13:25
Il glossario "Non c'è forma più corretta" promuove un linguaggio inclusivo contro lo stigma dell'obesità

Frasi del tipo “Basterebbe solo avere un po’ di forza di volontà” o “Guarda che se dimagrisci diventi molto più carina” possono causare un danno significativo a chi le riceve. Molte persone, tra conoscenti e familiari, si sentono autorizzate a dare consigli riguardo al peso, ma coloro che vivono con obesità si trovano spesso sotto pressione sociale e giudizi, aggravando la loro condizione. La questione linguistica, quando si parla di corpi, è raramente neutrale e porta con sé stereotipi e semplificazioni che suggeriscono una responsabilità individuale, come l’idea che “non ti impegni abbastanza per dimagrire”, che non riflette la realtà scientifica, riporta Attuale.

Il glossario “Non c’è forma più corretta”

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, l’associazione Parole O_Stili, insieme a Lilly, lancia il glossario europeo “Non c’è forma più corretta”. L’iniziativa mira a fornire strumenti concreti a media, istituzioni e professionisti della salute, per mutare la narrazione pubblica sull’obesità e ridurre lo stigma associato a questa condizione.

In Europa un bambino su tre è in sovrappeso

In Europa, quasi il 60 per cento degli adulti e circa un bambino su tre sono sovrappeso o convivono con l’obesità. Nonostante l’ampia diffusione del fenomeno, spesso viene banalizzato come una scelta personale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità come una “malattia cronica complessa e multifattoriale”, influenzata da vari fattori biologici, genetici, ambientali e sociali.

Il problema dello stigma

Il divario tra conoscenza scientifica e percezione sociale contribuisce all’amplificazione del problema dello stigma. L’Istituto Superiore di Sanità rileva che il giudizio sociale ostacola l’accesso alle cure e compromette la qualità delle diagnosi. Chi vive con obesità riferisce frequentemente situazioni di giudizio anche in ambito clinico, il che può portare a ritardi nelle diagnosi o a evitare del tutto il Servizio Sanitario Nazionale. In questo contesto, lo stigma colpisce in modo particolare coloro che si trovano già in condizioni di fragilità sociale, economica e culturale.

Da “grassofobia” a “taglia forte”: le parole sono importanti

Il glossario proposto da Parole O_Stili affronta la dimensione culturale del linguaggio raccogliendo venticinque parole e concetti chiave come “body shaming”, “grassofobia”, “stigma clinico” e “taglia forte”, analizzandone l’uso quotidiano e evidenziando i giudizi offensivi che possono ferire le persone.

Rosy Russo: “Le parole hanno un peso reale”

“Le parole hanno un peso reale, possono ferire, escludere o colpevolizzare chi vive con obesità, ma possono anche diventare strumenti di cura”, afferma Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili. “Con questo glossario vogliamo fornire strumenti linguistici consapevoli e rispettosi. Cambiare le parole è il primo passo per cambiare anche i nostri atteggiamenti”. Questo progetto, nato in Italia, sta acquisendo una dimensione europea e sarà disponibile anche in polacco, rumeno e ceco, con traduzioni in arrivo per croato e ungherese. Le associazioni di pazienti in vari Paesi partecipano al processo di validazione culturale, amplificando il dialogo e promuovendo una cultura della condivisione. Una campagna di sensibilizzazione accompagnerà il lancio europeo del glossario, attraverso un video-manifesto e una campagna digitale che affronta il linguaggio e lo stigma.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere