Scandalo di corruzione in Ucraina: il governo Zelensky cerca di contenere i danni
Il governo ucraino sta lottando per limitare le ripercussioni di un vasto scandalo di corruzione che ha coinvolto alcuni dei suoi membri, oltre ad imprenditori in relazione con il presidente Volodymyr Zelensky. In un contesto di difficoltà finanziaria, l’esecutivo cerca di evitare una perdita di fiducia da parte degli alleati occidentali, necessari per mantenere le operazioni quotidiane e la difesa del paese contro la Russia, riporta Attuale.
Questo scandalo ha suscitato un’ondata di furia tra l’opinione pubblica, in particolare perché riguarda un traffico di tangenti nelle società energetiche ucraine, in un periodo in cui gli attacchi russi stanno devastando le infrastrutture energetiche, con gravi conseguenze per i cittadini. A Kyiv, ad esempio, l’elettricità manca fino a 11 ore al giorno, e con l’arrivo dell’inverno crescono i timori riguardo alle interruzioni del riscaldamento, con previsioni che indicano un inverno particolarmente duro, il più impegnativo dall’inizio della guerra nel 2022.
Zelensky e il governo stanno cercando di recuperare la fiducia attraverso misure che finora sono state giudicate insufficienti. Tra le azioni intraprese, il presidente ha forzato le dimissioni dei ministri coinvolti nello scandalo, rinnovato la leadership di Energoatom, l’azienda statale dell’energia nucleare, e annunciato un nuovo consiglio di supervisione. È stata inoltre implementata una nuova commissions speciale in parlamento per affrontare il problema della corruzione.
Non è chiaro se queste misure saranno sufficienti, poiché c’è rischio che l’inchiesta su questo caso di corruzione si espanda ulteriormente.
Dettagli dello scandalo e implicazioni
Il caso riguarda un sistema di corruzione che coinvolge Energoatom: le indagini hanno rivelato che un gruppo di politici e imprenditori richiedeva tangenti variabili tra il 10% e il 15% sul valore di tutti i contratti della società, sottraendo in totale circa 100 milioni di dollari dal bilancio statale. Ha suscitato particolare indignazione il fatto che anche le aziende impegnate nella costruzione di sistemi di protezione contro i missili e droni russi abbiano subito pressioni per pagare tangenti.
Tra i coinvolti nello scandalo figurano diversi membri ed ex membri del governo, tra cui l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov, accusato di ricevere 100.000 euro; l’ex ministro dell’Energia, Herman Halushchenko; e l’ex ministro della Difesa, Rustem Umerov. Anche se non direttamente coinvolta, la ministra dell’Energia, Svitlana Hrynchuk, è accusata di non aver vigilato adeguatamente. Zelensky, dopo una certa esitazione, ha sospeso e costretto alle dimissioni Halushchenko e Hrynchuk.
Secondo le indagini, il leader dell’organizzazione criminale sarebbe Timur Mindich, imprenditore e cofondatore con Zelensky della casa di produzione Kvartal 95. Mindich, avvisato dell’imminente arresto, è fuggito in Israele. Recentemente, i media ucraini hanno divulgato immagini del suo appartamento a Kyiv, che includono un bagno dorato come simbolo della corruzione.
Reazioni e contesto internazionale
L’indagine è condotta dall’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU). A luglio, Zelensky e la sua maggioranza avevano tentato di limitare i poteri del NABU e di altre agenzie anticorruzione, ma la legge proposta è stata ritirata di fronte a forti proteste popolari e alle preoccupazioni espresse dai partner occidentali. Questi ultimi hanno sottolineato che il fatto stesso che lo scandalo sia emerso dimostra che il sistema giudiziario e politico ucraino rimane libero e trasparente.
Yulia Svyrydenko, prima ministra, ha dichiarato: «Lo scopo del governo è di dimostrare alla società ucraina e ai partner internazionali che non tollereremo la corruzione in nessuna circostanza e che risponderemo rapidamente». Tuttavia, i critici sostengono che lo scandalo è emerso nonostante i tentativi di insabbiamento da parte del governo e potrebbe compromettere gravemente la fiducia del pubblico. L’analista politico Serhiy Fursa ha avvertito che «non possiamo permettere che il presidente ucraino e il governo perdano quel che resta della loro legittimità nel pieno della guerra».