Il Pakistan rafforza il potere militare: approvato emendamento costituzionale sotto il comando di Asim Munir
Il Parlamento del Pakistan ha approvato la scorsa settimana un emendamento costituzionale che conferisce al maresciallo Asim Munir il controllo su tutte le forze armate del paese: esercito, aviazione e marina. Munir avrà anche il potere di gestire le testate nucleari e beneficerà di un’immunità legale a vita. Questa riforma amplifica notevolmente i suoi poteri, consolidando la sua posizione di leader più influente del Pakistan, superando anche il primo ministro Shehbaz Sharif, riporta Attuale.
I critici sostengono che tale riforma possa portare a una nuova forma di dittatura militare nel paese, che conta 250 milioni di abitanti ed è il quinto più popoloso al mondo. L’esercito pakistano ha storicamente esercitato una notevole influenza sulle questioni politiche, economiche e sociali, controllando gran parte della propaganda e avendo un ruolo decisivo nella nomina di tutti i primi ministri. Inoltre, i generali hanno governato direttamente il paese per gran parte della sua storia, iniziata nel 1947 dopo la partizione dell’India britannica.
Negli ultimi mesi, Munir ha accresciuto il proprio potere, alimentato dalla popolarità ottenuta a seguito della crisi con l’India nel maggio scorso, e dal supporto dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La riforma costituzionale entrerà in vigore a fine mese, prevedendo tra l’altro la creazione di una nuova Corte Costituzionale, i cui membri saranno nominati dal governo. Questa nuova corte avrà giurisdizione non solo su questioni costituzionali, ma anche sui temi della difesa, sicurezza e poteri militari, sottraendo funzioni alla Corte Suprema, organo tradizionalmente più indipendente.
Negli ultimi anni, la Corte Suprema ha bloccato diverse decisioni governative e militari, tra cui quelle relative all’ex primo ministro Imran Khan, attualmente in prigione e accusato di crimini ritenuti politicamente motivati dai suoi sostenitori. Con l’approvazione della riforma, la divisione dei poteri in Pakistan risulta ulteriormente sbilanciata, concentrando gran parte del potere nelle mani dell’esecutivo.
Munir ha anche ricevuto un nuovo mandato di cinque anni, prorogando la sua pensione prevista per il 2027, e rimarrà in carica fino al 2030, sovrintendendo alle prossime elezioni del 2029. La sua destituzione sarà possibile solo tramite un voto favorevole dei due terzi del parlamento, mentre l’immunità legale si estende anche al presidente Asif Ali Zardari, accusato di corruzione, sebbene il suo ruolo sia principalmente cerimoniale.
Dal suo insediamento alla guida dell’esercito nel 2022, Munir ha consolidato il proprio potere rapidamente. Nominato maresciallo di campo lo scorso maggio, è il secondo feldmaresciallo nella storia del Pakistan, dopo l’ex dittatore Ayub Khan, che salì al potere tramite un colpo di stato nel 1958.
Mulnir ha ottenuto il grado dopo un’ondata di nazionalismo suscitata dalla crisi con l’India riguardante il Kashmir, che ha portato a scontri e bombardamenti tra i due paesi, conclusi con un cessate il fuoco.
Nonostante l’emergere di Munir come figura centrale, la situazione in Pakistan rimane complessa. Imran Khan conserva un forte seguito politico e le proteste contro il governo sono frequenti, spesso represse violentemente. Nella provincia del Belucistan, gli indipendentisti continuano a compiere attacchi alle forze di sicurezza. Inoltre, restano aperti conflitti con i paesi vicini, inclusi tensioni persistenti con l’India sul Kashmir e recenti scontri con l’Afghanistan.