Il mistero del piano negoziale tra Iran e Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente

09.04.2026 16:15
Il mistero del piano negoziale tra Iran e Stati Uniti a Islamabad per la pace in Medio Oriente

Inizio dei negoziati a Islamabad per una pace duratura in Medio Oriente

Sabato inizieranno a Islamabad, capitale del Pakistan, i negoziati mirati a trovare una soluzione duratura alla guerra in Medio Oriente, dopo il cessate il fuoco raggiunto martedì. Tuttavia, i messaggi pubblici dell’amministrazione di Donald Trump e del regime iraniano rimangono nettamente distinti e apparentemente incompatibili, riporta Attuale.

Mercoledì sera, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha annunciato che la delegazione statunitense sarà guidata dal vicepresidente JD Vance. Questa notizia può rappresentare un segnale positivo per l’Iran, in quanto la presenza di Vance indica la serietà dell’impegno americano. Vance ha storicamente mantenuto una posizione isolazionista e ha espresso scetticismo riguardo alla guerra: questo potrebbe suggerire un intenti di giungere a un accordo.

Un ulteriore vantaggio per l’Iran è che, nonostante sia un politico abile, Vance non è un negoziatore professionista e non possiede una significativa esperienza nelle questioni nucleari o del programma missilistico iraniano. Al contrario, i negoziatori iraniani sono noti per la loro capacità di gestire i dettagli in modo da confondere la parte avversa, ottenendo vantaggi che spesso emergono solo dopo la conclusione degli accordi. Resta da vedere chi accompagnerà Vance e quale sarà la sua esperienza riguardo le questioni legate all’Iran.

Non è chiaro chi guiderà la delegazione iraniana; secondo alcune fonti, potrebbe trattarsi di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento e figura influente nel regime. La sua presenza segnala che anche l’Iran è pronto a negoziare, tuttavia, Ghalibaf ha in passato mostrato un atteggiamento sprezzante verso gli Stati Uniti, specialmente sui social media. Israele, comunque, non parteciperà al negoziato, data l’assenza di contatti diplomatici diretti dal 1979.

Una questione cruciale rimane su quale base avverranno i negoziati. Martedì notte, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avevano ricevuto una “proposta in 10 punti dall’Iran”, considerata una base negoziale su cui lavorare. Tuttavia, mercoledì mattina, l’Iran ha pubblicato il suo piano, che ha sorpreso molti per le condizioni massimaliste che gli Stati Uniti avevano già giudicato inaccettabili. Tra queste vi sono la garanzia che gli Stati Uniti non intraprenderanno future aggressioni, il controllo iraniano sullo stretto di Hormuz, il diritto all’arricchimento dell’uranio, l’abrogazione delle sanzioni e risarcimenti per le conseguenze della guerra.

Questa situazione ha generato confusione. Mercoledì, Trump ha menzionato un piano a 15 punti, già rifiutato dall’Iran, prima di tornare al piano a 10 punti, dichiarando che ciò che l’Iran ha proposto è falso. Ha sostenuto che esiste un altro piano iraniano di 10 punti, definito “la vera base del negoziato”. Leavitt ha confermato che la delegazione statunitense si baserà su un piano “molto più ragionevole” rispetto a quello pubblicato dall’Iran, che è stato considerato “buttato nella spazzatura”.

Al momento, l’Iran afferma che la base negoziale è inaccettabile per gli Stati Uniti, i quali sostengono che esista un’alternativa proposta dall’Iran, della quale però nessuno ha conoscenza. È prevedibile una maggiore chiarezza nei prossimi giorni.

In questo contesto, le posizioni di Stati Uniti e Iran rimangono distanti su molte questioni, in particolare riguardo allo stretto di Hormuz, dove l’Iran desidera mantenere il controllo e imporre pedaggi alle navi di passaggio, mentre non è chiaro se gli Stati Uniti accetteranno tale richiesta.

Riguardo al programma nucleare iraniano, persistono differenze significative: l’Iran desidera il riconoscimento del diritto all’arricchimento dell’uranio, sostenendo di perseguire scopi civili, ma vi sono preoccupazioni di possibili ambizioni belliche. Trump, dal canto suo, è fermo nel ritenere inaccettabile qualsiasi possibilità di arricchimento.

È improbabile che l’Iran accetti restrizioni sul suo programma missilistico, gravemente danneggiato dagli attacchi statunitensi e israeliani. Tuttavia, potrebbero esserci margini di manovra riguardo al Libano, con l’Iran che cerca di fermare gli attacchi israeliani, un obiettivo che potrebbe trovare accordo con gli Stati Uniti. Un’eventuale concessione riguardo alle sanzioni potrebbe, infine, facilitare il dialogo.

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