Il Nepal ammette il fallimento del piano per la gestione dei rifiuti sull’Everest

30.12.2025 10:55
Il Nepal ammette il fallimento del piano per la gestione dei rifiuti sull'Everest

Rifiuti sull’Everest: il Nepal cerca soluzioni più severe per salvaguardare la montagna

Il governo nepalese sta considerando l’introduzione di misure più rigide per affrontare il crescente problema dei rifiuti sull’Everest, in risposta all’inefficacia delle attuali normative. Da anni, gli alpinisti sono obbligati a riportare una quantità minima di rifiuti, ma le autorità hanno ora riconosciuto che tali regolamentazioni si sono dimostrate un fallimento. Questo sfondo ha portato il Nepal a riconsiderare la sua strategia, introducendo ulteriori restrizioni, riporta Attuale.

Dal 2014, gli scalatori che tentano di raggiungere la vetta del Monte Everest attraverso il versante nepalese devono versare una cauzione di circa 3.500 euro, con la condizione di riportare almeno 8 chili di rifiuti al campo base situato a circa 5.300 metri di altitudine. Tuttavia, Himal Gautam, direttore del dipartimento del Turismo nepalese, ha affermato che questo sistema non ha portato ai risultati sperati e ha generato un onere amministrativo significativo per il governo.

Spesso, i rifiuti riconsegnati dagli alpinisti vengono raccolti a stazioni intermedie, lontano dai campi più alti, e ciò permette ai scalatori di abbandonare rifiuti a quote elevate per ridurre il peso durante l’ascesa. Tshering Sherpa, leader di un comitato locale contro l’inquinamento, ha sottolineato che frequentemente gli scalatori ritornano con le bombole di ossigeno ma lasciano dietro di sé attrezzature, rifiuti di plastica e altre immondizie, peggiorando la situazione ambientale man mano che ci si avvicina alla vetta.

In media, ogni alpinista produce circa 12 chili di rifiuti durante il periodo di ascesa, che include anche le feci, le quali non si decompongono a causa delle condizioni estreme. Gli alpinisti stranieri ricevono ogni anno una quantità significativa di permessi per scalare l’Everest, contribuendo a un sovraffollamento preoccupante. Ogni scalatore è solitamente accompagnato da numerosi portatori nepalese, che hanno il compito di supportare la spedizione.

La onerosa situazione è aggravata dal fatto che ai climbers viene richiesto di riportare indietro una quantità di rifiuti inferiore rispetto a quella che producono, e il cambiamento climatico ha fatto emergere rifiuti stratificati, con stime che indicano circa 50 tonnellate di spazzatura accumulate sull’Everest.

Inoltre, il ministero del Turismo e i responsabili locali hanno confermato che la maggior parte delle cauzioni depositate è stata restituita, ma non ci sono stati accertamenti sistematici per sanzionare i trasgressori. La mancanza di controlli adeguati rappresenta un ulteriore problema; il controllo disponibile è limitato a un checkpoint lungo il ghiacciaio del Khumbu, il quale è solo parzialmente attrezzato per monitorare il rispetto delle normative.

Per affrontare queste sfide, il ministero del Turismo nepalese sta preparando un nuovo piano quinquennale che mira a migliorare la gestione dei rifiuti generati dagli alpinisti. Si prevede di mantenere l’obbligo di raccolta dei rifiuti, ma con l’introduzione di una tassa fissa non rimborsabile, che potrebbe equivalere all’attuale cauzione. Questi fondi saranno utilizzati per istituire un checkpoint al Camp Two, situato a circa 6.750 metri di altitudine, e per assumere guardie alpine da posizionare nelle aree prossime alla vetta per garantire la restituzione dei rifiuti scesi. Questa proposta dovrà essere approvata dal parlamento nepalese prima di entrare in vigore.

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