Condanna di un’attivista antifascista in Ungheria: le parole del padre
Il padre di Maja T., attivista antifascista condannata a otto anni di carcere in Ungheria per violenze durante un raduno neonazista, ha espresso una forte delusione per il verdetto che considera ingiusto. Wolfram Jarosch ha dichiarato: «Il Parlamento europeo ha confermato l’immunità di Ilaria Salis. Vorrei vedere un sostegno simile anche per Maja», riporta Attuale.
La condanna è stata emessa per eventi che risalgono al 2023, quando Maja T. sarebbe stata coinvolta in scontri con nove militanti di estrema destra a Budapest. Secondo i suoi legali e familiari, le accuse mosse contro di lei sono infondate. Jarosch, presente in tribunale durante la sentenza, ha dichiarato: «Temevamo un verdetto peggiore, ma rimane un giudizio severo e privo di fondamento. I giudici hanno semplicemente ripetuto le argomentazioni dell’accusa, ignorando le obiezioni della difesa». Ha inoltre sottolineato il difficile periodo che la sua famiglia sta attraversando, affermando di essere «esausto e devastato» ma determinato a continuare la lotta per la giustizia e la dignità umana.
In merito alla comunicazione con sua figlia, Jarosch ha rivelato: «Ci siamo sentiti al telefono prima della sentenza. Anche Maja è completamente devastata. Senza supporto, sarebbe stato insopportabile». Vivendo in Germania, la distanza rende la situazione ancora più complessa: «Guidare per mille chilometri fino a Budapest è estremamente estenuante, ma siamo grati per il sostegno di tante persone», ha affermato.
Jarosch ha messo in discussione le prove contro Maja, sostenendo che l’unico reperto presentato è un video in cui non si vede alcun comportamento violento. L’accusa, infatti, identifica una persona con un cappello rosso nel video come Maja, ma il video mostra chiaramente che questa persona non sta aggredendo nessuno. «È un ingiusto processo che è stato influenzato da forti pressioni politiche», ha avvertito, accennando all’intervento del Primo Ministro ungherese Orbán nella vicenda.
Alla luce di ciò, Jarosch ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un supporto europeo e tedesco: «Ci aspettiamo un intervento forte dopo la decisione della Corte Costituzionale Federale in Germania che ha dichiarato incostituzionale l’estradizione. Speriamo in una giustizia seria, sia in appello che eventualmente in tribunali europei». Ha infine espresso una profonda inquietudine rispetto alla situazione politica in Ungheria, temendo che l’estremismo di destra possa intensificarsi in vista delle elezioni del 12 aprile.
La situazione di Maja T. resta critica: sia la difesa che l’accusa hanno presentato ricorso, il che significa che il processo e le difficoltà legate alla detenzione in Ungheria potrebbero continuare per altri sei mesi o un anno.
È davvero incredibile vedere come la giustizia possa essere distorta in situazioni come queste. Maja merita un processo equo, non questo circo mediatico! Spero che ci sia ancora la possibilità di fare giustizia… perché a questo punto, non si capisce più cosa sia giusto o sbagliato!