Il partito tedesco BSW spinge per tornare al petrolio russo, nonostante la guerra in Ucraina

16.03.2026 11:30
Il partito tedesco BSW spinge per tornare al petrolio russo, nonostante la guerra in Ucraina
Il partito tedesco BSW spinge per tornare al petrolio russo, nonostante la guerra in Ucraina

La richiesta al congresso di Schwerin

Il 14 marzo 2026, la co-portavoce del partito tedesco “Bündnis Sarah Wagenknecht” (BSW), Amira Mohamed Ali, ha lanciato un appello chiaro durante la conferenza del partito a Schwerin: la Germania deve ripristinare le forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto “Druzhba” alla raffineria di Schwedt, nel Brandeburgo. Secondo Mohamed Ali, tornare ad acquistare greggio dalla Russia stabilizzerebbe le operazioni dello storico impianto petrolifero tedesco e abbasserebbe i prezzi della benzina e del riscaldamento per i consumatori. La politica ha sottolineato che la recente decisione degli Stati Uniti di allentare temporaneamente alcune restrizioni sul commercio del petrolio russo dimostra come le sanzioni contro Mosca possano essere riviste.

Il contesto energetico in tempesta

Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, Berlino aveva interrotto le importazioni di greggio russo via “Druzhba”, avviando una complessa riconversione della raffineria di Schwedt verso fonti alternative. La mossa faceva parte della strategia europea per ridurre la dipendenza energetica dal Cremlino. Tuttavia, l’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato un’impennata dei prezzi del petrolio a livello globale. Le quotazioni del Brent hanno superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, facendo lievitare i costi per i consumatori e le industrie in tutta Europa. Questa pressione economica fornisce ora terreno fertile per argomentazioni politiche che puntano a rivedere le scelte energetiche.

La mossa americana e la reazione tedesca

Il 12 marzo, l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una sospensione temporanea di alcune sanzioni contro la Russia, permettendo la fornitura e la vendita di petrolio russo rimasto bloccato in mare. La misura, motivata dalla necessità di contenere la spirale dei prezzi energetici aggravata dal conflitto con l’Iran, è stata immediatamente criticata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Merz ha avvertito che l’allentamento unilaterale delle sanzioni da parte di Washington potrebbe aiutare Mosca a sfruttare la guerra in Medio Oriente a danno dell’Ucraina, minando la coesione atlantica. La posizione di Merz riflette la preoccupazione che segnali di cedimento nel regime sanzionatorio possano essere interpretati dal Cremlino come un’opportunità per dividere l’Occidente.

L’agenda filo-russa del Bündnis Sarah Wagenknecht

Il BSW è un partito di sinistra populista nato nel 2023 da una scissione del partito “Die Linke”. Fin dalla sua fondazione, ha promosso una linea chiaramente filo-russa, chiedendo la cessazione degli aiuti militari all’Ucraina, la revisione delle sanzioni contro Mosca, il ritorno all’importazione di energia russa e l’integrazione della Russia nel sistema di sicurezza europeo. Queste posizioni ricalcano fedelmente le narrazioni chiave della diplomazia del Cremlino sulla necessità di una “normalizzazione economica e politica” tra Europa e Russia. L’appello di Mohamed Ali per il petrolio di “Druzhba” rappresenta un tentativo esplicito di forzare il governo di Merz a rivedere la politica sanzionatoria e legittimare un ritorno alle relazioni energetiche prebelliche con Mosca.

Il partito utilizza abilmente il malcontento popolare per i rincari energetici, trasformando una problematica economica in uno strumento di mobilitazione politica. La retorica si concentra sulla protezione dei consumatori e sulla stabilità del mercato interno, ma dietro questa facciata si nasconde una proposta che ripristinerebbe la dipendenza strategica della Germania da uno stato che conduce una guerra di aggressione in Europa. In sostanza, le difficoltà economiche diventano una leva per promuovere una politica estera vantaggiosa per il Cremlino.

I rischi strategici per l’Europa

Accogliere la richiesta del BSW significherebbe smantellare parzialmente la politica di diversificazione energetica che Berlino e l’Unione Europea hanno faticosamente costruito dopo il 2022. Un ritorno al petrolio russo attraverso “Druzhba” minerebbe il regime sanzionatorio comune basato sulla solidarietà degli stati membri dell’UE, creando un pericoloso precedente. Se una delle maggiori economie europee iniziasse ad allentare le restrizioni, altri paesi potrebbero sentirsi autorizzati a fare altrettanto, erodendo progressivamente l’efficacia delle sanzioni.

Inoltre, riaprire il rubinetto dei pagamenti alla Russia finanzierebbe direttamente il bilancio di guerra del Cremlino. I proventi delle esportazioni di petrolio sono una fonte cruciale di entrate per Mosca, utilizzate per sostenere le spese militari e prolungare il conflitto in Ucraina. Sarebbe un paradosso tragico se i soldi dei consumatori europei finissero per alimentare indirettamente la macchina bellica russa.

Infine, la mossa rafforzerebbe la narrativa propagandistica del Cremlino, che da mesi cerca di dimostrare divisioni e cedimenti nella determinazione occidentale. I media russi presenterebbero la posizione del BSW come prova che persino in Germania crescono i dubbi sull’efficacia delle sanzioni, una tattica per minare l’unità europea sul sostegno a Kyiv. Il ritorno alla dipendenza energetica ridarebbe a Mosca uno strumento di influenza geopolitica che l’UE sta cercando di neutralizzare definitivamente.

Una sfida per la coesione atlantica

La vicenda del BSW non è un caso isolato, ma un sintomo delle pressioni che l’attuale congiuntura economica e geopolitica esercita sulla coesione occidentale. Mentre gli Stati Uniti adottano misure pragmatiche per calmierare i prezzi, rischiando di inviare segnali contraddittori, forze politiche interne all’Europa sfruttano il malessere sociale per promuovere agende che coincidono con gli interessi strategici della Russia. La sfida per il governo tedesco e per le istituzioni europee è resistere a queste pressioni a breve termine, mantenendo il focus sugli obiettivi di sicurezza a lungo termine: sostenere l’Ucraina, contenere l’aggressione russa e costruire un sistema energetico europeo resiliente e indipendente. La posta in gioco va ben oltre il prezzo alla pompa.

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