Il piano russo: «Supporteremo gli Usa in Medio Oriente in cambio dell’ok in Ucraina»

17.06.2025 08:25
Il piano russo: «Supporteremo gli Usa in Medio Oriente in cambio dell’ok in Ucraina»

di Marco Imarisio

I contatti con il presidente Usa, «i possibili benefici» che potrebbero arrivare dalla nuova congiuntura internazionale, l’irrisione nei confronti di Zelensky.

«Kiev è stata dimenticata». Questa affermazione, pubblicata dal tabloid Moskovskij Komsomolets, sintetizza perfettamente la situazione attuale. L’articolo esamina la telefonata di buon compleanno di Vladimir Putin a Donald Trump, i saluti «a nome del popolo americano» da parte del segretario di Stato Marco Rubio in occasione della Festa della Russia, assente dal 2021, e il trasferimento di sistemi anti droni dal fronte interno a quello mediorientale. La morale rimane la stessa: «È stato definitivamente deciso di lasciare a noi il compito di gestire le relazioni con Kiev e l’Europa», riporta Attuale.

Il Cremlino non ha ancora delineato una strategia chiara riguardo ai benefici potenziali che potrebbero derivare dal conflitto tra Israele e Iran. L’unico elemento di consenso è rappresentato dal declino dell’attenzione internazionale sull’Operazione militare speciale, specialmente da parte degli Stati Uniti. Ogni evento è ora interpretato alla luce del nuovo rapporto tra le potenze. Il politologo Malek Dudakov sostiene che la guerra tra Israele e Iran potrebbe creare l’opportunità per migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Russia. «Gli Usa sostengono Israele sul piano militare, ma ci sono divisioni all’interno della loro società e anche nel Partito repubblicano. Molti esortano il loro leader a non coinvolgersi ulteriormente. Pertanto, la mediazione di Vladimir Putin non è solo un aiuto, ma una necessità per evitare un’escalation che costringerebbe Trump all’azione».

Nel nostro interesse

Un possibile intervento nei negoziati mediorientali non è percepito come un modo per ripristinare il prestigio internazionale della Russia, poiché i media statali evidenziano la centralità di Putin in un contesto antioccidentale. L’unica interpretazione dell’attuale conflitto è che si tratti di un semplice scambio di favori.

L’Iran è un alleato storico con cui six mesi fa era stato rinnovato un patto di cooperazione militare. Tuttavia, come scrive Mikhail Rostovskij, importante esponente del partito dei falchi, la nostra diplomazia deve agire solo nell’interesse esclusivo della Russia. «Non pensare all’Iran, né a Israele, né all’Europa, né all’America. Ma solo alla Russia. Stiamo trattando questioni globali, ma questa guerra non ci riguarda. Dobbiamo concentrarci solo su noi stessi. Punto e basta».

Mani libere

Tornando al titolo iniziale, gli interessi russi si concentrano nell’avere mani libere in un’Ucraina dimenticata. «Teoricamente, a seguito della guerra tra Iran e Israele, Volodymyr Zelensky potrebbe trovarsi ad affrontare lo sguardo indifferente di Putin e la rabbia del popolo ucraino», afferma Sergey Markov, noto per le sue analisi, pur dichiarando che per «ragioni morali e umane» Putin tenterà di mediare per raggiungere la pace in Medio Oriente. L’economista Mikhail Khazin, in ascesa nei talk show russi, prevede che questo conflitto indebolirà e potrebbe interrompere il supporto occidentale all’Ucraina. «In questo quadro, la Russia non si lascerà sfuggire la possibilità di rafforzare le sue posizioni. Dovendo scegliere tra aiuti all’Ucraina e assistenza a Israele, gli Usa sceglieranno senza dubbio quest’ultimo.

Il grande baratto

Nel contesto dell’ultranazionalismo, si sviluppa nuovamente l’argomento Trump e l’eventualità di un baratto tra due conflitti. «Oggi più che mai», scrive il sito Tsargrad, «il presidente Usa potrebbe mirare a una conclusione rapida della guerra ucraina, data l’impossibilità della Casa Bianca di gestire due grandi conflitti simultaneamente. Trump è propenso a includere Putin nella risoluzione dell’escalation mediorientale, e in cambio permetterà a Mosca di portare a termine l’Operazione speciale alle nostre condizioni».

Circolano voci riguardo a un asilo politico già accordato all’ayatollah Khamenei e ai suoi collaboratori più prossimi, ma il Cremlino rimane silenzioso. È significativo, inoltre, che l’unico commento «autorizzato», proveniente dall’agenzia statale Ria Novosti, riguardi un tema ricorrente del potere russo: «È evidente che tutti i tentativi di limitare la nostra influenza diplomatica hanno fallito miseramente: per chi prenderà decisioni sulla grande scacchiera internazionale, le affermazioni dell’Unione Europea hanno perso ogni rilevanza e significato».

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