Il prezzo della benzina sale in Russia, il governo vieta l’export e minimizza l’impatto

02.08.2025 17:40
Il prezzo della benzina sale in Russia, il governo vieta l’export e minimizza l’impatto
Il prezzo della benzina sale in Russia, il governo vieta l’export e minimizza l’impatto

Il 1° agosto 2025, il ministero dell’Energia russo ha confermato un sensibile aumento dei prezzi della benzina nelle stazioni di servizio, dichiarando tuttavia che il trend rimane «nei limiti del contesto inflazionistico generale». Secondo i dati disponibili, dall’inizio del 2025 al 28 luglio i prezzi al consumo del carburante sono aumentati del 4,61%, mentre i valori di borsa per la benzina Ai-92 sono saliti da 57.000 a oltre 65.800 rubli per tonnellata sulla Borsa internazionale di San Pietroburgo.

Mosca blocca temporaneamente l’export per frenare la crisi interna

In risposta al rincaro e alla pressione stagionale legata alla domanda agricola, il 28 luglio il governo russo ha imposto un divieto totale di esportazione della benzina, valido fino al 31 agosto. La misura, rivolta ai produttori diretti di carburante, è stata motivata dalla necessità di «stabilizzare il mercato interno durante il picco stagionale della domanda». Tuttavia, il blocco evidenzia la fragilità del settore energetico russo, che nonostante le sue risorse, fatica a contenere i prezzi interni.

Prezzi in aumento nonostante l’assenza di regolazione diretta

In assenza di un vero controllo statale sui prezzi dei carburanti, il governo russo utilizza strumenti fiscali e doganali per influenzare il mercato. Le autorità puntano a mantenere l’aumento dei prezzi entro i limiti dell’inflazione, ma la realtà smentisce l’efficacia di queste politiche. Secondo uno studio recente, il prezzo medio di un pieno è cresciuto del 9%, raggiungendo circa 1300 rubli. I costi più elevati si registrano nelle regioni economicamente svantaggiate come il Circondario autonomo della Čukotka (oltre 11.000 rubli al mese per automobilista) e la cosiddetta Repubblica Popolare di Luhansk (9.200 rubli), territori in cui le difficoltà sociali sono già diffuse e i sussidi statali restano incerti.

La trasparenza statistica svanisce, cresce l’opacità economica

A complicare ulteriormente la situazione è la crescente opacità delle statistiche economiche russe. Dal 2023, Rosstat ha iniziato a classificare come riservati i dati su produzione di petrolio e gas, produzione di carburanti, demografia, mortalità, e perfino il numero totale della popolazione. Dopo che Vladimir Putin ha dichiarato al Forum Economico di San Pietroburgo che «la recessione non può essere ammessa», la soppressione dei dati ufficiali è diventata sistemica. Come riporta Finoboz, questa strategia consente al Cremlino di nascondere i segnali di stagnazione economica e di malcontento sociale crescente.

Il paradosso dei prezzi in Crimea e le battute sul mercato russo

Il caso della Crimea riflette le contraddizioni del sistema: secondo gli abitanti, i prezzi della benzina sono più alti del 10-15% rispetto alla Russia continentale, nonostante le distanze logistiche comparabili con altre regioni remote come la Siberia o l’Estremo Oriente. Il governo giustifica i rincari con il costo della logistica, ma la percezione locale è di abbandono e doppio standard. Intanto, il cinismo popolare si esprime in battute virali: «Sii come la benzina – conosci il tuo valore», o «Il prezzo del petrolio cala? La benzina sale. Il petrolio sale? La benzina sale comunque».

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