Due importanti problematiche si presentano per il centrosinistra in vista delle regionali. Entrambe le questioni riguardano l’insofferenza dei governatori in scadenza. Nel caso della successione a Luca Zaia in Veneto, la situazione è diventata un vero enigma che coinvolge anche le tensioni interne alla Lega. Nel contempo, la sostituzione dei due governatori politici, Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia, sta creando notevoli difficoltà per la coalizione e, in particolare, per il Pd. Questo mette in evidenza l’opportunità di porre un limite temporale al consolidamento dei poteri regionali.
Dopo due incontri che non hanno portato a risultati, la premier Giorgia Meloni convocherà nuovamente i leader della maggioranza al suo ritorno dall’Etiopia per affrontare la questione del Veneto, controversa tra FdI e Lega. Nel frattempo, la situazione interna alla Lega si sta inasprendo. Infatti, il leader Matteo Salvini si oppone fermamente all’idea che l’ex governatore Zaia possa presentarsi con una propria lista, come successo cinque anni fa, quando il simbolo del Doge raggiunse il 44,6% e la Lega il 17.
Proprio in base a quel risultato, Zaia rivendica il suo impatto alle Politiche e il suo potere di attrarre consensi al di fuori della coalizione. Tuttavia, ora che non si candida per la presidenza, Salvini non è disposto a permettere liste personali. Nonostante ciò, il Doge guarda verso nuove opportunità di governo e desidera far pesare il suo consenso personale; le sue aspirazioni non sembrano quindi facilmente modificabili. Potrebbe persino spingere affinché la lista della Lega porti il suo nome al posto di quello di Salvini. Tuttavia, appare improbabile che il prossimo incontro possa risolvere la questione senza l’approvazione di Zaia, nonostante i suoi tentativi di prendere le distanze.
Nel frattempo, nel campo largo, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha promesso progressi verso “un’intesa complessiva”. Questo dopo che l’avviso di garanzia a Matteo Ricci è stato colto al volo dal governatore campano De Luca, il quale vuole sfruttare la situazione per far saltare gli schemi nella sua Regione, dove non gradisce affatto la candidatura dell’ex presidente 5 Stelle della Camera Roberto Fico. De Luca aveva già concesso una prima apertura in cambio di garanzie che la sua base considera difficili da accettare. Tutto è rimandato all’interrogatorio di Ricci previsto per mercoledì prossimo. Tuttavia, è difficile che emergano elementi gravi e ancor meno che Giuseppe Conte intenda distruggere il quadro delle alleanze di coalizione in un impeto giustizialista. Il leader 5 Stelle, che ha già mostrato apertura verso Ricci, sostiene che “un avviso di garanzia non è una condanna” e tiene molto alla stabilità dell’asse M5s-Pd-Avs, che è stato rafforzato da un crescente numero di iniziative parlamentari comuni. Solo all’interno della coalizione potrà correre per le primarie per la presidenza, aspirazione che potrebbe diventare concreta se la legge elettorale fosse modificata per indicare il primo ministro.
In questo contesto, è evidente che Conte, pur mantenendo badge dell’alterità pentastellata, sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella coalizione. Anche l’ex sindaco dem di Bari, indicato per la presidenza della Puglia, Antonio Decaro, si è rivolto a lui nella speranza di liberarsi delle ingombranti candidature di Michele Emiliano e Nichi Vendola, attualmente all’interno delle liste Pd e Avs. Tuttavia, l’operazione risulta complicata per Vendola. Nel frattempo, il Pd cerca disperatamente una mediazione per smussare il protagonismo di Emiliano e il malcontento di Decaro.
, riporta Attuale.