Israele si prepara a commemorare un momento cruciale per la pace
Il primo giorno di novembre, gli israeliani che sperano ancora nella pace si riuniranno per una preghiera laica e collettiva, nel tentativo di silenziare i colpi di pistola che trent’anni fa avevano interrotto quel cammino. Questa commemorazione avverrà in un teatro, non lontano dalla piazza degli ostaggi, simbolo del supporto alle famiglie delle vittime, riporta Attuale.
Amos Gitai, noto regista israeliano, ha deciso di riportare in scena uno spettacolo che ricorda la notte dell’assassinio di Yitzhak Rabin, che insieme a lui ha visto svanire le speranze di una coesistenza con i palestinesi. Il regista ha aspettato prima di annunciare l’evento, sperando nel rilascio degli ostaggi e che i cuori israeliani potessero iniziare ad aprirsi.
«La gente è immobilizzata nel proprio dolore», ha dichiarato Gitai, suggerendo la necessità di muoversi verso il dolore altrui. Ha sottolineato come la televisione israeliana non abbia mostrato la devastazione a Gaza, mentre i canali palestinesi non hanno condiviso le sofferenze inflitte agli israeliani nei kibbutz.
Gitai è tornato a Tel Aviv per allestire lo spettacolo, che si svolgerà nella Città Bianca, un’area famosa per la sua architettura Bauhaus. Ha ricordato come, durante il ritiro dell’esercito israeliano dalle città palestinesi, siano esplosi attacchi terroristici, affermando che Hamas, la Jihad islamica e i coloni estremisti siano in una perfetta alleanza contro la pace.
Le cronache di quell’assassinio, avvenuto il 4 novembre del 1995 per mano di Yigal Amir, sono rivissute attraverso la voce di Leah Rabin, interpretata da Yael Abecassis e Keren Mor. Gitai ha rivelato che il nome di Netanyahu risuonerà sul palco. «Ottenere i permessi è stato difficile durante questa lunga guerra», ha spiegato, esprimendo il suo amore per Israele nonostante le difficoltà.
Il regista ha mantenuto la speranza nella possibilità di una convivenza: «Raggiungere la convivenza senza conflitti non è solo possibile, è obbligatorio». Ha omesso di discutere la terminologia utilizzata per definire l’operazione militare a Gaza, affermando che la guerra è un’atrocità sufficiente, con cicatrici profonde nella società israeliana e una devastazione inaccettabile a Gaza.
Mah, sembra incredibile come la memoria di un evento così tragico possa ancora unirci in questa ricerca di pace. Sono contento che ci siano persone come Gitai che non si arrendono e cercano di dar voce a tutti, palestinesi e israeliani. La sofferenza non ha confini, e sperare in una convivenza è l’unica strada da percorrere. Ma chi ascolterà veramente?