Il senatore Sensi analizza la stabilità del governo Meloni post-referendum e le sfide del centrosinistra

07.04.2026 03:15
Il senatore Sensi analizza la stabilità del governo Meloni post-referendum e le sfide del centrosinistra

Analisi del Senatore Sensi: il futuro del governo Meloni tra incertezze e sfide

Roma, 7 aprile 2026 – Dopo il referendum e in un contesto politico attraversato da tensioni interne e scenari internazionali sempre più complessi, il senatore del Partito Democratico Filippo Sensi analizza la tenuta del governo guidato da Giorgia Meloni e le prospettive per maggioranza e opposizione. Tra un equilibrio più fragile, la necessità di ridefinire le priorità e un centrosinistra ancora alla ricerca di una sintesi politica, il quadro che emerge resta incerto e in continua evoluzione, riporta Attuale.

Senatore Sensi, alla luce di quanto sta accadendo anche sul piano internazionale, il governo riuscirà a concludere la legislatura?

“L’intenzione della presidente del Consiglio è chiaramente quella di andare avanti, lo ha ribadito anche prima del referendum. Tuttavia, oggi è politicamente più debole, una sorta di anatra zoppa. Mi aspetto che continui a muoversi come ha fatto finora, cercando di tenere insieme posizioni anche molto diverse dentro la maggioranza, ad esempio sull’Ucraina. Non vedo una svolta netta né in politica estera né nei rapporti con l’Europa. Piuttosto dovrà costruire una nuova agenda interna, dare un senso a una seconda fase dell’azione di governo: senza una “seconda navigazione” il rischio è quello di un progressivo logoramento.”

Ma lei che lettura dà del voto referendario? Sono davvero tutti potenziali voti per il centrosinistra?

“È stato inevitabilmente un voto politico sul governo. Questo non significa che tutti i voti siano riconducibili al centrosinistra: è stato piuttosto un insieme di motivazioni diverse, una sorta di Orient Express. C’è chi ha votato per ragioni economiche, chi per i temi della giustizia, chi per il contesto internazionale e per le preoccupazioni legate agli equilibri globali. Al Sud, ad esempio, credo ci sia stata anche una componente significativa di protesta legata al reddito di cittadinanza. Nel complesso è stato un segnale chiaro: un avvertimento politico, un “così non va” rivolto all’esecutivo.”

Intanto dopo il referendum si torna a parlare di legge elettorale. Si farà?

“La spinta politica c’è ed è più forte di prima, anche perché il risultato del referendum ha riaperto una riflessione sugli equilibri complessivi. Tuttavia, la stabilità della maggioranza è incerta e questo può frenare il percorso. Se devo dare una percentuale, direi 50 e 50: la convenienza politica c’è, ma i rischi e le divisioni interne sono altrettanto evidenti e potrebbero pesare.”

E il centrosinistra? Dopo la vittoria del No è tornato il tema del “federatore”. È una strada praticabile?

“In questa fase mi sembra una discussione piuttosto astratta. Prima bisognerebbe chiarire il quadro politico, capire con quale legge elettorale si voterà e quali saranno le alleanze possibili. Parlare oggi di un federatore senza questi elementi rischia di essere prematuro e poco utile.”

Sulle primarie, sempre dopo il voto, c’è stato prima un passo avanti e poi uno indietro…

“Le primarie fanno parte del Dna del Partito Democratico, quindi è naturale che si facciano. Ma il dibattito di questi giorni è stato un po’ lunare: non sappiamo quando si voterà né con quale legge. Le priorità sono quelle indicate dagli elettori, cioè i temi concreti che riguardano la vita delle persone. Prima viene questo, poi la discussione su leadership e regole.”

1 Comment

  1. Ma che situazione complicata! Sembra che il governo stia navigando in acque pericolose, tra dispute interne e sfide esterne. Non capisco perché non si siedano a un tavolo e trovino un accordo, ma con questo clima politico tutto è possibile… o impossibile!

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