Venezia, 23 aprile 2026 – Paolo Michielotto ha vinto la causa contro i datori di lavoro che lo hanno licenziato. Tuttavia, non potrà riprendere il suo posto in magazzino, poiché si è tolto la vita nell’agosto 2024, dopo aver intrapreso le vie legali. Per i familiari e il sindacato, la decisione del tribunale del Lavoro di Venezia rappresenta comunque una vittoria, riporta Attuale.
Il licenziamento e il suicidio
La situazione critica inizia il 31 luglio 2024, quando Paolo, impiegato presso i magazzini Metro di Marghera, riceve una lettera di licenziamento dopo una sospensione dal lavoro. L’azienda lo accusa di aver favorito alcuni clienti, facendoli risparmiare sulle spese di spedizione. Avrebbe consentito che merce invenduta, destinata allo smaltimento, fosse inclusa nei pacchi, superando così la soglia per la spedizione gratuita. Questo comportamento viene considerato dalla Metro come un “danno” di 280 euro. Michielotto si rivolge immediatamente al sindacato per contestare la decisione, ma dieci giorni dopo mette fine alla propria vita.
La causa vinta due anni dopo
La famiglia di Paolo ha deciso di proseguire legalmente, e la causa si è conclusa di recente con la dichiarazione di illegittimità del licenziamento. “Questa decisione fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto”, hanno commentato Daniele Giordano e Andrea Porpiglia, segretari veneziani di Cgil e Filcams. “Purtroppo Paolo non potrà gioire di questo risultato. Ed è proprio per questo che sentiamo il dovere di ringraziare profondamente i suoi familiari, che con forza, dignità e determinazione hanno portato avanti una causa giusta, non solo sul piano umano ma anche su quello civile e del lavoro.”
La sentenza del tribunale veneziano ha un valore simbolico importante, rappresentando “l’ennesima dimostrazione che il lavoro non può essere considerato una merce. Non è accettabile che il profitto venga anteposto alla vita delle persone, alla loro dignità, alla loro storia, alla loro integrità morale.” Nonostante tutto, Paolo ha vinto la sua battaglia, a favore anche dei colleghi e di chi, come lui, rischia ingiustamente di perdere il posto.