Diffusione non consensuale di immagini: le responsabilità legali e le tutele esistenti
Quando le immagini vengono pubblicate nel web e sui social senza il consenso della persona ritratta si possono configurare diversi reati: la violazione della privacy (art. 167 del Codice Privacy), la diffamazione aggravata (art. 595 c.p.), l’illecita diffusione di immagini sessualmente esplicite senza consenso, nota come “revenge porn” (art. 612-ter c.p.), e in certi casi anche l’accesso abusivo a sistemi informatici (art. 615-ter c.p.) se le immagini sono state sottratte da dispositivi privati. Le tutele ci sono, ma vanno attivate, riporta Attuale.
Le vittime possono anzitutto sporgere denuncia alla Polizia postale. In secondo luogo hanno la possibilità di segnalare i contenuti illeciti alle piattaforme che li ospitano e poi inviare una comunicazione al Garante della privacy, che può ordinarne la rimozione e sanzionare adeguatamente chi li ha diffusi. Inoltre, avviando un’azione civile, è possibile richiedere un risarcimento per i danni subiti. Il diritto all’immagine è tutelato anche dall’art. 10 del Codice Civile e dagli articoli 2, 3 e 21 della Costituzione: nessuno può disporre del nostro volto o del nostro corpo senza consenso. Tuttavia, in un’epoca in cui l’identità digitale è parte integrante della persona, è importante anche la tempestività degli interventi.
Le piattaforme tecnologiche sono sempre molto restie a cancellare contenuti, soprattutto per ragioni economiche legate al traffico dati. Fino a quando tali colossi non verranno obbligati ad affinare i loro software, algoritmi e sistemi informatici, affinché riconoscano e rimuovano in tempi rapidi i contenuti contrari alla legge, frenando la viralità della loro circolazione, le attuali tutele resteranno in moltissimi casi armi spuntate.
* Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano
Che tristezza vedere come le immagini possano essere usate per ferire le persone. È sconvolgente che in un’epoca così avanzata, le vittime siano costrette a combattere da sole. Dovrebbero esserci leggi più forti per proteggere la privacy… Inoltre, le piattaforme dovrebbero intervenire più rapidamente!!!