Situazione critica a Niscemi dopo la frana del 25 gennaio
Nessuna parete può puntellare la frana che lo scorso 25 gennaio ha inghiottito una striscia di case a Niscemi. Per evitare rischi occorre praticare una strategia difensiva e mantenere l’attuale fascia di rispetto – ridotta a cento metri rispetto agli iniziali 150 – dal bordo della frana, “ancora in evoluzione attiva”, ammonisce la seconda relazione dei docenti dell’università di Firenze, guidati dal geologo Nicola Casagli, incaricati dalla Protezione civile di redigere un rapporto, riporta Attuale.
Quarantatré giorni dopo lo smottamento che ha messo in fuga circa 1.500 abitanti del centro storico di Niscemi, la cittadina ferita dovrà fare i conti con una lunga convalescenza. I tecnici ipotizzano “un ulteriore arretramento del ciglio della scarpata, nell’ordine di alcuni metri”, quanto basta per coinvolgere le case più vicine al precipizio, un’area che sarà soggetta alla delocalizzazione degli edifici fino a 50 metri dal bordo di distacco.
L’equilibrio naturale del terreno farà sì che la parete verticale disegnata dalla frana s’inclini di trenta gradi, rosicchiando altra superficie e inoltrandosi verso l’abitato per almeno 44 metri.