Aziende registrate in Lettonia, Lituania ed Estonia sono coinvolte nel rifornimento di carburante per la “flotta ombra” russa, che continua a esportare petrolio verso Paesi terzi aggirando le sanzioni occidentali. Secondo un’inchiesta pubblicata il 27 ottobre 2025 da Delfi, le operazioni avvengono tramite imprese baltiche che forniscono bunkeraggio a navi legate al commercio illegale di greggio russo. Questa rete, composta da centinaia di petroliere di origine incerta, è diventata un elemento centrale per mantenere attivi i flussi di esportazioni di Mosca nonostante le restrizioni. La flotta permette al Cremlino di continuare a garantire entrate energetiche fondamentali per finanziare la guerra contro l’Ucraina.
Operazioni nei porti baltici e cambi societari
Nel 2023 e 2024, due navi bunker, Zircone e Rina, hanno effettuato quasi 300 operazioni di rifornimento per 177 petroliere, di cui 159 dirette verso porti russi o provenienti da essi. Una parte significativa di queste navi è collegata a imprese soggette a sanzioni da parte di UE e Stati Uniti, mentre almeno 20 sono state successivamente aggiunte alle liste di restrizioni internazionali. Le due unità hanno operato a lungo sotto il marchio della società lettone Fast Bunkering, registrata nel porto di Riga, che dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato nome, indirizzo e proprietà. L’attività sarebbe proseguita attraverso altre imprese registrate in Lettonia, tra cui Welton Enterprises e Ship Service, legate a imprenditori già collegati alla estone NT Bunkering.
Collegamenti con società sanzionate e indagini in Estonia
NT Bunkering in Estonia è attualmente oggetto di un’indagine penale per presunte violazioni delle sanzioni e falsificazione di documenti sull’origine del carburante. Le navi coinvolte erano state precedentemente di proprietà della lettone Welton Enterprises, poi vendute alla società con sede a Dubai FB Trade DWC-LLC, anch’essa gestita da persone con legami passati con NT Bunkering. Nell’autunno 2025 la gestione delle navi è passata alla lettone Ship Service, che fornisce anche gli equipaggi per entrambe le unità. Secondo l’inchiesta giornalistica, questi passaggi societari avrebbero l’obiettivo di occultare i collegamenti con navi soggette a sanzioni e proseguire le operazioni di bunkeraggio verso asset russi.
Rischi economici e ambientali della flotta ombra
La “flotta ombra” rappresenta una quota stimata pari al 17% delle petroliere mondiali, con circa 940 navi in attività. L’età media superiore ai 15 anni e l’assenza di adeguate coperture assicurative occidentali aumentano i rischi di incidenti e sversamenti in mare. Tali attività creano un sistema parallelo di commercio illegale che continua a garantire risorse energetiche all’economia russa, alimentando la sua aggressione militare contro l’Ucraina. In caso di disastro ambientale, l’opacità strutturale di queste reti potrebbe lasciare senza compensazioni gli Stati colpiti.
Risposta dell’Unione Europea e prospettive di contrasto
Nell’ottobre 2025 l’UE ha approvato il 19° pacchetto di sanzioni che introduce ulteriori misure contro la flotta ombra, includendo 117 nuove navi e diverse società che facilitano l’elusione delle restrizioni tramite falsi registri di bandiera. In totale, 557 petroliere risultano ora inserite nelle liste sanzionatorie europee. Bruxelles sta inoltre valutando accordi bilaterali con Paesi di bandiera per consentire ispezioni anticipate sulle navi sospette. Gli Stati membri hanno iniziato ad attuare controlli più severi, come dimostrato dall’operazione militare francese contro la petroliera Boracay, appartenente alla rete illegale di trasporto di greggio russo.
Necessità di misure più incisive nei Paesi baltici
Alla luce del coinvolgimento di aziende registrate nei Paesi baltici nel supporto logistico alla flotta ombra, cresce la richiesta di interventi legali a livello nazionale ed europeo. La responsabilità dei proprietari e dei dirigenti di tali imprese potrebbe configurare il sostegno all’aggressione russa contro l’Ucraina. Viene indicata come priorità l’introduzione di maggiore trasparenza nei porti e nelle operazioni di bunkeraggio, insieme alla possibile inclusione di queste aziende e dei loro titolari nelle liste sanzionatorie dell’UE. L’obiettivo resta impedire che le attività commerciali nei territori europei continuino a sostenere il commercio illegale di petrolio russo.