Austria introduce divieto di hijab nelle scuole per bambine sotto i 14 anni
Il 7 settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, l’Austria ha implementato una legge che vieta il porto di copricapi islamici in tutte le scuole, pubbliche e private, per le ragazze di età inferiore ai 14 anni. La legge si applica indistintamente a diverse forme di velo, dall’hijab al burqa, riporta Attuale.
La nuova normativa obbliga gli insegnanti a far rispettare il divieto attraverso colloqui con le studentesse e i loro tutori legali. Nel caso di violazioni ripetute, le scuole sono tenute a informare i servizi sociali, e possono essere imposte sanzioni fino a 800 euro. Alcuni docenti hanno espresso preoccupazione riguardo alla necessità di far osservare il divieto.
La legge era stata approvata lo scorso dicembre, sostenuta dalla coalizione al governo composta dal partito di centrodestra dei Popolari (ÖVP), dai Socialdemocratici (SPÖ) e dal partito centrista NEOS, con il supporto del Partito della Libertà (FPÖ), di estrema destra. I sostenitori della legge affermano che essa rappresenti un “chiaro impegno per la parità di genere” e abbia come obiettivo la tutela dei diritti delle ragazze. La ministra dell’Integrazione, Claudia Bauer di ÖVP, ha dichiarato che il velo è “un segno di oppressione e un mezzo di controllo delle ragazze fin dalla tenera età”.
L’unico partito ad opporsi in parlamento è stato il partito dei Verdi, che ha avvertito come questa legge possa alimentare episodi di odio nei confronti della comunità musulmana austriaca.
La visione del velo come unico strumento di oppressione è considerata semplificata: nei movimenti femministi islamici esistono posizioni eterogenee e complesse. Questi movimenti rifiutano sia l’imposizione coatta del velo da parte di regimi patriarcali sia il divieto imposto dalle società occidentali. Diverse studiose evidenziano come, in certi contesti, il velo consenta alle donne di partecipare alla vita pubblica, studiare e lavorare proteggendole dallo sguardo maschile.
Carla Amina Baghajati, rappresentante dell’associazione islamica austriaca IGGÖ, ha denunciato il divieto come una violazione dei diritti fondamentali dei musulmani e un elemento divisivo nella società: “Limita ingiustificatamente il diritto alla libertà di religione e colpisce sproporzionatamente le ragazze musulmane. Invece di proteggere le bambine, prende di mira una pratica religiosa specifica e rischia di escludere proprio quelle persone che si intende tutelare”. L’IGGÖ ha annunciato il suo supporto alle azioni legali di famiglie e ragazze che ritengono violati i propri diritti fondamentali.
Nel 2020, la Corte costituzionale austriaca aveva annullato una precedente legge che vietava i copricapi religiosi ai bambini delle scuole elementari in quanto contraria al principio di neutralità religiosa. La Corte, allora, aveva rigettato l’argomento del governo, sostenendo che lo stato dovesse piuttosto elaborare politiche per prevenire il bullismo di genere e religioso.
Il divieto attualmente in vigore in Austria ricorda normative simili adottate in altri paesi, come Francia, Belgio e Danimarca, che vietano il velo integrale in pubblico. Baghajati ha espresso preoccupazione per questa tendenza in crescita in Europa, dove complesse sfide sociali sono spesso ridotte a misure simboliche mirate a gruppi minoritari: “Tali approcci possono generare attenzione politica, ma raramente risolvono i problemi di fondo”.