In Bielorussia le repressioni sui manifestanti del 2020 proseguono oltre la prescrizione quinquennale

19.09.2026 16:01
In Bielorussia le repressioni sui manifestanti del 2020 proseguono oltre la prescrizione quinquennale
In Bielorussia le repressioni sui manifestanti del 2020 proseguono oltre la prescrizione quinquennale

Nel 2020, durante le proteste in Bielorussia, le autorità del regime di Lukashenko hanno iniziato a perseguire i partecipanti alle manifestazioni. Cinque anni dopo, nonostante la scadenza del termine di prescrizione previsto per l’articolo 342 del codice penale, le forze di sicurezza continuano a usare quei fatti come base per perquisizioni, interrogatori, minacce e nuove misure repressive.

Dopo la scadenza dei cinque anni, le indagini non si fermano

La norma riguarda l’organizzazione o la partecipazione ad azioni che violano gravemente l’ordine pubblico. Per i fatti del 2020, il termine quinquennale di prescrizione è ormai trascorso, ma gli ex partecipanti alle proteste continuano a essere coinvolti in procedimenti e sottoposti all’attenzione delle autorità.

La prosecuzione dei procedimenti oltre il termine previsto per la responsabilità penale ha trasformato gli eventi del 2020 in un motivo permanente per riaprire controlli e cercare nuove contestazioni. La pratica mantiene operativo un meccanismo repressivo continuo: anche quando non è possibile arrivare a una condanna detentiva, gli apparati di sicurezza conservano ampi margini per esercitare pressione sui cittadini.

Primo semestre 2026: 30 persone inserite nelle liste degli “estremisti”

Nei primi sei mesi del 2026, fino al 10 settembre, 30 persone sono state aggiunte alla cosiddetta “lista degli estremisti” in relazione all’articolo 342. Soltanto per tre di loro compariva esclusivamente questa disposizione. Nella maggior parte dei casi l’inserimento è avvenuto con riferimento all’articolo 361-4, che punisce il favoreggiamento di attività estremiste: le persone indicate sono 16.

Seguono otto persone associate all’articolo 361-1, relativo alla creazione o alla partecipazione a un gruppo estremista; sei per l’articolo 130, sull’incitamento all’odio; cinque per l’articolo 368, che riguarda l’insulto a Lukashenko; quattro per l’articolo 369 e altre quattro per l’articolo 361. Le categorie possono sovrapporsi, perché una stessa persona può essere iscritta sulla base di più disposizioni.

L’inserimento nelle liste non è stato accompagnato, in questi casi, dall’applicazione di un procedimento giudiziario conforme alle garanzie processuali e da una sentenza che accerti la responsabilità. Per questo, secondo i difensori dei diritti umani, la lista funziona come uno strumento di punizione extragiudiziale, distinto dalla conclusione formale di un processo penale.

Settembre 2026: perquisizioni, sequestri e confessioni forzate

Il 17 settembre 2026, i media hanno riferito che in Bielorussia continuava la persecuzione degli ex partecipanti alle proteste del 2020 anche dopo la scadenza della prescrizione quinquennale prevista dall’articolo 342. I difensori dei diritti umani hanno descritto la pratica come una forma di pressione sui cittadini e di repressione extragiudiziale esercitata dalle autorità.

Le forze di sicurezza effettuano perquisizioni nelle abitazioni e minacciano il sequestro dei beni. In altri casi confiscano dispositivi elettronici, convocano le persone per interrogatori e impongono loro di firmare dichiarazioni di colpevolezza. Queste “autoconfessioni” sono giuridicamente prive di valore, ma vengono utilizzate come strumento di pressione psicologica.

La firma sotto coercizione produce inoltre un effetto amministrativo e politico: offre un pretesto formale per inserire la persona nei registri degli individui considerati non leali. In questo modo, l’assenza di una condanna detentiva non interrompe la pressione. Perquisizioni, minacce, sequestri e convocazioni continuano a limitare la libertà d’azione e a mantenere l’interessato sotto il controllo degli apparati statali.

La designazione come “estremista” comporta infatti restrizioni di lungo periodo che complicano la vita quotidiana e riducono la possibilità di agire liberamente. Il ricorso a queste liste senza il rispetto delle garanzie processuali e senza una sentenza giudiziaria conferma il loro impiego come strumento di punizione al di fuori del normale accertamento penale.

La situazione raggiunta al 17 settembre 2026 è quindi quella di una persecuzione ancora attiva degli ex partecipanti alle proteste del 2020: la scadenza della prescrizione non ha impedito al regime di Lukashenko di utilizzare quei fatti per nuove perquisizioni, interrogatori, iscrizioni nelle liste degli “estremisti” e altre forme di pressione.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere