Proteste in Iran: le stime delle vittime superano le duemila unità
Il regime iraniano ha attuato una feroce repressione contro le manifestazioni, causando la morte di migliaia di persone, secondo stime non confermate. Il bloccato accesso a Internet ha reso difficile la verifica dei dati, mentre diverse fonti suggeriscono che il numero delle vittime sia significativamente superiore a quanto reso noto, riporta Attuale.
Funzionari anonimi citati da Reuters hanno indicato che circa 2.000 persone sarebbero state uccise in sole due settimane. Un altro funzionario del ministero della Salute ha parlato di un bilancio che arriva a 3.000 decessi, suscitando dubbi sulle intenzioni del governo nel minimizzare l’accaduto.
Secondo i dati forniti dall’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA), almeno 2.403 persone sono state uccise e oltre 18.000 arrestate. Queste cifre superano di quattro volte quelle delle manifestazioni del 2022, scatenate dall’arresto e dalla morte in carcere di Mahsa Jina Amini.
La continua mancanza di accesso a Internet ostacola il monitoraggio della situazione e consente al regime di reprimere le proteste con maggiore facilità. I pochi segnali che riescono a filtrare attraverso il blocco indicano un alto numero di vittime. Un video proveniente dall’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, mostra centinaia di corpi e sacchi neri ammassati, mentre le famiglie sono state invitate a identificare e recuperare i propri cari.
Martedì, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esortato i manifestanti a continuare la loro lotta, sostenendo che “l’aiuto è in arrivo”. Le sue affermazioni, pur non specificando le modalità di supporto, sono correlate alla possibilità di un intervento militare da parte della sua amministrazione, che sta valutando varie opzioni per sostenere le proteste. Durante un’intervista a CBS, ha promesso una “azione molto dura” contro il regime iraniano, menzionando anche le recenti operazioni militari statunitensi contro impianti nucleari iraniani.