Firenze, 2 settembre 2025 – Vittorio Vitiello, 45enne originario di Pompei e residente a Firenze, è emerso come l’amministratore del controverso sito sessista phica.eu, portando a un forte clamore pubblico. Tale informazione è stata confermata da un’analisi condotta dall’esperto di cyberintelligence Alex Orlowsky, il quale ha condiviso i dettagli sul proprio profilo Facebook: “E’ stato interrogato Vittorio Vitiello residente in Toscana di 45 anni e conosciuto come BossMiao o Phicamaster. E’ lui che si occupava delle estorsioni per far cancellare i contenuti dal sito”, riporta Attuale.
Vitiello è già stato ascoltato in seguito alla denuncia sporta dalla sindaca Sara Funaro, la quale ha segnalato che foto di donne, incluse quelle di esponenti politiche, sono apparse sul sito con commenti sessisti e offensivi. La polizia postale, dopo aver chiuso il sito in seguito all’operazione “Mia Moglie”, ha avviato indagini per scoprire i responsabili.
Le segnalazioni
Numerose segnalazioni sono arrivate in poche ore da donne che hanno trovato le proprie immagini pubblicate online senza consenso. L’avvocata Annamaria Bernardini de Pace ha raccolto queste segnalazioni e ha avviato una class action dopo la scoperta dello scandalo riguardante foto ‘rubate’ di politiche, attrici e influencer. Con il supporto di un team di 12 legali, ha già raccolto “qualche centinaio” di segnalazioni attraverso associazioni, attivando così procedimenti legali per ottenere risarcimenti dalle piattaforme coinvolte.
Nel frattempo, la polizia postale continua le indagini per rintracciare i gestori delle piattaforme e coloro che caricano le immagini, accompagnandole con contenuti volgari. A breve, il procuratore di Roma potrebbe aprire un fascicolo sulla questione, in seguito alle relazioni degli investigatori.
Roberto Maggio, un imprenditore italiano accusato di essere coinvolto nel caso, ha dichiarato al Tg5 di non essere il gestore del sito. Maggio, originario dell’Italia ma residente tra Dubai e Sofia, ha specificato che la sua società Hydra, che si occupa di consulenza e cui il sito è apparso legato per la gestione di pagamenti, non gestisce i contenuti. “La nostra attività – precisa – si concentra solo sulle transazioni, non sui contenuti”, aggiungendo di non essere stato contattato dalla polizia postale, ma di essere certo che possano identificare il vero proprietario del sito.
Ma stiamo scherzando? È incredibile come certe persone possano pensare che un comportamento del genere sia accettabile. Non si può tollerare un sito che umilia le donne in questo modo. Spero che chi di dovere si muova in fretta e faccia giustizia. L’Italia merita rispetto, non schifezze del genere.