Inizia il processo storico contro i social network per dipendenza
Martedì negli Stati Uniti ha inizio il primo processo che dovrà stabilire se le società proprietarie di Meta, YouTube e TikTok abbiano creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, soprattutto tra i giovani, con conseguenze quali ansia, depressione e autolesionismo. L’accusa sostiene che i dirigenti fossero a conoscenza dei potenziali danni, ma non abbiano agito per limitare i rischi, anteponendo i risultati economici al benessere degli utenti, riporta Attuale.
Se riconosciute colpevoli, le aziende potrebbero essere costrette a risarcire i danni o modificare alcune caratteristiche delle loro piattaforme per prevenire situazioni di dipendenza. Una eventuale condanna potrebbe innescare una serie di cause simili, data la diffusione dei social e la crescente attenzione sui loro effetti nocivi.
Il processo si svolgerà in un tribunale statale di Los Angeles e prevede la selezione della giuria, con una durata stimata tra sei e otto settimane. In totale, il tribunale affronterà nove casi simili, scelti tra migliaia di petizioni.
L’accusa sottolinea che specifiche funzionalità dei social network sono state progettate per generare dipendenza, senza preoccuparsi degli effetti sugli utenti. Tra queste vi sono lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video e i suggerimenti di contenuti forniti dagli algoritmi.
I filtri per modificare le foto, utilizzati soprattutto su Instagram e Snapchat, sono accusati di contribuire ai problemi psicologici, acuendo l’ansia legata all’immagine corporea e favorendo disordini come la dismorfofobia. Questi strumenti hanno generato preoccupazioni sul loro impatto negativo sul benessere psicologico degli utenti.
L’accusa utilizzerà documenti aziendali interni divenuti pubblici negli ultimi anni per dimostrare che i dirigenti sono stati consapevoli dei rischi, ma li hanno ignorati. La strategia legale ricorda la campagna degli anni ’90 contro le compagnie del tabacco, accusate di non aver affrontato gli effetti nocivi dei loro prodotti pur essendone consapevoli.
Le aziende di tabacco, in seguito a processi simili, sono state costrette a risarcire i clienti e a modificare le pratiche di marketing, portando a normative più severe sul consumo di prodotti a base di tabacco e a una diminuzione del loro uso.
Come difesa, le aziende di social network affermano che non esistono prove scientifiche concrete della dipendenza associata ai loro prodotti, e pertanto ritengono che le cause non siano sufficientemente solide. Richiamano inoltre una norma federale negli Stati Uniti che le solleva dalla responsabilità sui contenuti generati dagli utenti.
Il primo caso da esaminare è stato presentato da una ragazza di 19 anni, identificata solo con le iniziali K.G.M., che accusa i social network di averle creato dipendenza e causato problemi psicologici. La scorsa settimana, Snap ha raggiunto un accordo con la ragazza, mentre Meta, TikTok e YouTube hanno rifiutato l’accordo e preannunciato il processo. Si prevedono testimonianze di figure chiave come Mark Zuckerberg, CEO di Meta, e Neal Mohan, CEO di YouTube, con altre cause simili già programmate per l’estate presso il tribunale di Oakland, in California.