Inizio del Consiglio Europeo su aiuti economici all’Ucraina a Bruxelles

18.12.2025 09:55
Inizio del Consiglio Europeo su aiuti economici all'Ucraina a Bruxelles

Negoziazioni cruciali per il sostegno all’Ucraina in corso a Bruxelles

I leader europei si sono riuniti giovedì a Bruxelles per uno dei Consigli Europei più significativi degli ultimi tempi, con l’obiettivo di raggiungere un accordo su come continuare a supportare economicamente l’Ucraina in un momento particolarmente critico della guerra contro la Russia, riporta Attuale.

Durante l’incontro, i rappresentanti degli Stati membri hanno promesso che le discussioni continueranno finché non sarà trovato un compromesso sulla questione dei finanziamenti per l’Ucraina, dato che le finanze dello stato ucraino potrebbero esaurirsi nei prossimi mesi. Tuttavia, le divisioni tra i leader risultano molto significative, suggerendo che la riunione potrebbe protrarsi per diversi giorni, con alcuni che fanno riferimento all’ipotesi di continuare fino a Natale.

Il nodo centrale riguarda la proposta di utilizzare 210 miliardi di euro di asset finanziari russi congelati in Europa per sostenere l’Ucraina, attraverso un prestito iniziale di 90 miliardi di euro. La Commissione Europea ha ideato un meccanismo che definisce tale utilizzo come un “prestito di riparazione”, da restituire solo quando la Russia accetterà di risarcire l’Ucraina per i danni dell’invasione, circostanza che appare altamente improbabile.

Se attuato, questo piano permetterebbe all’Europa di sostenere la resistenza ucraina senza ricorrere ai propri fondi, ma esporrebbe i vari Stati membri, in particolare il Belgio, a potenziali azioni legali da parte della Russia, che ha già avviato cause per il recupero delle proprie risorse. Di conseguenza, il Belgio si è opposto all’utilizzo di tali beni, chiedendo garanzie solide per evitare di dover affrontare eventuali danni economici individualmente.

Negli ultimi giorni, anche altri Paesi come Malta, Bulgaria, Chechia e Italia si sono uniti al Belgio nella resistenza contro questa misura. Si prevede che anche Ungheria e Slovacchia, due Stati europei con legami stretti con Mosca, si opporranno. D’altro canto, i Paesi dell’est Europa e le nazioni nordiche, inclusa la Germania, sono favorevoli all’uso di tali fondi, poiché percepiscono la minaccia russa più intensamente e si oppongono all’alternativa di emettere un debito comune europeo.

In linea teorica, la decisione riguardo all’utilizzo degli asset russi potrebbe essere presa a maggioranza qualificata, ma il consenso del Belgio è considerato cruciale, poiché senza il suo assenso esplicito i fondi non saranno sbloccati. Se non si riuscisse a trovare un accordo sugli asset russi, l’alternativa proposta dall’Unione sarebbe emettere debito comune, un’opzione che richiederebbe un consenso unanime e alla quale Ungheria e Slovacchia hanno già espresso contrarietà. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha affermato chiaramente sui social media: «Non lasceremo che le nostre famiglie paghino il conto per la guerra in Ucraina».

Per facilitare la ricerca di un compromesso, la Commissione ha avanzato un piano che prevede che Ungheria e Slovacchia votino a favore dell’emissione di debito, ma esentandole dalla partecipazione economica all’operazione. In questo scenario, tutti e 27 i Paesi membri darebbero il loro consenso all’indebitamento, ma solo 25 si accollerebbero effettivamente il costo.

Oltre alla questione dei finanziamenti per l’Ucraina, il Consiglio discuterà anche dell’allargamento dell’Unione Europea, concentrandosi sull’inclusione di nuovi membri, soprattutto dei Balcani, come il Montenegro, che aspira a diventare membro nel 2028. Si esaminerà anche la “situazione geoeconomica” e l’“autonomia strategica” dell’Europa, esplorando come l’economia possa mantenere la sua forza di fronte alle crescenti tensioni con Stati Uniti e Cina.

Mentre l’accordo commerciale con il Mercosur, che include Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia, non è ufficialmente in agenda, è probabile che venga affrontato dai leader. Tale accordo potrebbe creare un’importante area di libero scambio con l’America Latina, ma è osteggiato da diversi Paesi, tra cui Francia e Italia, preoccupati per i potenziali danni ai propri settori agricoli. Sebbene l’accordo sia stato firmato un anno fa, rimane in attesa di approvazione e Francia e Italia vorrebbero rimandare il voto, mentre la Danimarca, attualmente alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, desidera ottenere il consenso prima della visita di Ursula von der Leyen in Brasile, programmata per il 20 dicembre.

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