La complessità della situazione attuale riguardo al programma nucleare iraniano, in seguito agli attacchi della recente “Guerra dei 12 giorni”, è amplificata da dichiarazioni contrastanti e l’incertezza sui danni reali subiti. Nella scia delle notizie relative all’impossibilità dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di accedere a impianti della Repubblica islamica, diventa sempre più difficile per gli analisti comprendere l’effettiva entità delle perdite. Funzionari iraniani affermano che i raid non abbiano prodotto gli effetti devastanti previsti, mentre pare che negli ultimi anni siano stati creati siti segreti destinati a fungere da riserve in caso di emergenza, riporta Attuale.
Nessuna bomba bunker buster
Secondo la Cnn, gli Stati Uniti non avrebbero utilizzato bombe bunker buster durante le operazioni a Isfahan, poiché il sito si trova a una profondità tale da rendere tali munizioni inefficaci. Questa informazione è stata confermata dal generale Dan Caine in un briefing riservato al Congresso. Le stime indicano che circa il 60% dell’uranio arricchito iraniano è custodito nei tunnel di Isfahan. Prima dell’attacco, si sostiene che una quantità significativa di questo materiale, fino a 400 kg secondo alcune fonti, fosse già stata trasferita in quelle strutture. Le immagini satellitari analizzate mostrano il riaprirsi di alcuni ingressi ai tunnel e movimentazione di veicoli nell’area, suggerendo che l’uranio arricchito, se ancora presente al momento della sigillatura, potrebbe essere stato spostato. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha commentato: «Il nostro obiettivo era seppellire l’uranio e credo che l’uranio sia stato seppellito».
Gravi danni all’impianto
Secondo il New York Times, gli attacchi su Isfahan hanno inflitto danni significativi ai macchinari necessari per la fase finale di trattamento dell’uranio arricchito, quella che lo converte in metallo. Questo colpo potrebbe rallentare drasticamente il programma nucleare iraniano e supporta le affermazioni di Trump sul fatto che l’impianto sia stato «obliterated». Il 13 giugno, l’esercito israeliano ha dichiarato che durante i raid sono stati distrutti gli impianti di produzione di «uranio metallico» e le infrastrutture per la trasformazione dell’uranio arricchito in armi nucleari. Recentemente, un sottomarino americano ha lanciato più di trenta missili Tomahawk su Isfahan, informazione coerente con i report della Cnn. Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha affermato che, sebbene l’Iran possa avere mantenuto parte del suo programma nucleare, questo è stato ritardato di anni.
Capacità missilistica iraniana
Prima degli attacchi, l’Iran possedeva circa 2.500 missili balistici. Durante il conflitto, il numero di missili utilizzati si stima tra i 400 e i 700, e si stava costruendo una nuova struttura per la produzione di missili, con l’obiettivo di aumentare a 6.000 entro il 2026 e a 10.000 nel 2028. Le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato di aver distrutto due terzi dei lanciatori balistici iraniani, lasciando probabilmente meno di 200 ancora operativi.