Analisi del Programma Nucleare Iraniano dopo i Recenti Bombardamenti
Negli ultimi giorni, diversi governi, agenzie e analisti hanno condiviso le loro valutazioni riguardo alla situazione del programma nucleare iraniano, colpito da quasi due settimane di bombardamenti israeliani e statunitensi che hanno provocato la morte di oltre 600 persone nel paese. Ora anche Rafael Grossi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha espresso la sua opinione. Se consideriamo il contesto attuale, è importante notare che l’AIEA è l’organismo delle Nazioni Unite che supervisiona le infrastrutture nucleari a livello globale, ad eccezione di India, Pakistan, Corea del Nord e Israele, ed è, quindi, l’organizzazione internazionale che possiede le informazioni più accurate sul programma nucleare dell’Iran, riporta Attuale.
In un’intervista rilasciata a CBS News, Grossi ha affermato che solo gli iraniani hanno un quadro chiaro della situazione attuale, ma finora hanno condiviso poche informazioni. Secondo la sua analisi, l’Iran potrebbe conseguire la capacità di riprendere l’arricchimento dell’uranio, che potrebbe portare alla produzione di un’arma nucleare, “entro pochi mesi”.
Grossi stima che, sebbene i danni ai siti nucleari siano stati significativi, le strutture non siano state completamente distrutte, contrariamente a quanto affermato in precedenza dal presidente statunitense. Recentemente, anche un’analisi della comunità di intelligence statunitense ha giunto a una conclusione simile.
In particolare, secondo Grossi, nei prossimi mesi l’Iran potrebbe riattivare alcune centrifughe a cascata, strumentazioni cruciali per l’arricchimento dell’uranio a livelli sufficienti per la produzione di una bomba nucleare, un traguardo che, per quanto noto, l’Iran non ha mai raggiunto.
Il direttore dell’AIEA ha sottolineato che l’Iran possiede le capacità industriali e tecniche necessarie per riprendere il programma nucleare, anche nel caso in cui il precedente fosse stato interamente distrutto. Grossi ha altresì ribadito che un accordo diplomatico rappresenta l’unica via praticabile per prevenire che l’Iran sviluppi un’arma nucleare.