Incontro previsto tra Stati Uniti e Iran a Islamabad: incertezze sulla partecipazione iraniana

20.04.2026 21:55
Incontro previsto tra Stati Uniti e Iran a Islamabad: incertezze sulla partecipazione iraniana

Negoziazioni tra Stati Uniti e Iran a Islamabad: incertezze sul futuro incontro

Nei prossimi giorni a Islamabad, in Pakistan, dovrebbe tenersi un incontro cruciale tra Stati Uniti e Iran per discutere un accordo volto a porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. La conferma di questo importante incontro è però incerta: sebbene gli Stati Uniti abbiano annunciato l’invio di una delegazione, l’Iran non ha ancora comunicato la sua partecipazione, riporta Attuale.

Non ci sono certezze nemmeno riguardo alla data dell’incontro, inizialmente previsto per il fine settimana e successivamente posticipato. Secondo fonti di vari media statunitensi, l’appuntamento potrebbe svolgersi martedì o mercoledì, anche se il governo americano non ha rilasciato conferme ufficiali, basando le sue informazioni su fonti interne.

Malgrado l’incertezza, il governo pakistano sta predisponendo misure di sicurezza straordinarie nella capitale. Molte strade sono state chiuse al traffico e migliaia di poliziotti sono stati dispiegati. Due hotel principali della città, il Marriot e l’hotel Serena, sono stati evacuati in previsione del possibile incontro.

Il Pakistan ha finora svolto un ruolo di primo piano come mediatore tra Iran e Stati Uniti, avendo annunciato un cessate il fuoco di due settimane e facilitato un primo incontro tra le delegazioni dei due paesi l’11 e il 12 aprile, che tuttavia non ha portato a risultati concreti. Questo riappacificamento rappresenterebbe un notevole successo diplomatico per un paese che ha dovuto affrontare un isolamento internazionale fino a poco tempo fa.

Una delle principali incognite riguarda la partecipazione dell’Iran. Ufficialmente, Teheran non ha ancora preso una decisione: un portavoce del ministero degli Esteri ha affermato che non ci sono programmi definitivi. Alti funzionari iraniani hanno dichiarato che il loro paese non intende negoziare con gli Stati Uniti, asserendo che questi ultimi stanno violando il cessate il fuoco, attivo tra il 7 e l’8 aprile e in scadenza il 22 aprile.

Tra gli aspetti controversi vi è l’accusa dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti di violare l’accordo, in particolare per il blocco delle navi che tentano di raggiungere o lasciare i porti iraniani. Nella notte tra domenica e lunedì, gli Stati Uniti hanno abbordato una nave iraniana, la Touska, accusata di violare il blocco, un’azione che ha suscitato forti reazioni da parte di Teheran, che ha minacciato ritorsioni.

Tuttavia, ci sono segnali che possono suggerire che l’Iran stia considerando di partecipare all’incontro. Giornali americani hanno riferito che alcune fonti vicine al governo iraniano indicano che un incontro è ancora possibile, nonostante una decisione definitiva non sia stata presa. Si vocifera anche che il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, possa essere presente all’incontro.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la delegazione dovrebbe essere guidata dal vicepresidente J.D. Vance, con la partecipazione dell’inviato americano in Medio Oriente, Steve Witkoff, e Jared Kushner, il genero dell’ex presidente Donald Trump, la cui influenza nelle questioni diplomatiche è notevole.

Quello dell’11 aprile è stato un incontro storico, segnando il primo faccia a faccia tra rappresentanti di Stati Uniti e Iran dopo il 1979, anno della rivoluzione che ha portato al potere l’attuale regime. Tuttavia, il colloquio si era concluso senza accordo dopo oltre 20 ore di discussioni, con posizioni ancora distanti su questioni cruciali come il programma nucleare iraniano, la riapertura dello stretto di Hormuz e la revoca delle sanzioni occidentali.

Nelle ultime dichiarazioni, l’ex presidente Trump ha esposto una visione ottimistica riguardo al prossimo incontro, affermando che l’Iran avrebbe accettato le condizioni americane per un accordo di pace. Tuttavia, non ci sono stati progressi visibili, e la posizione iraniana rimane ferma e intransigente.

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