Aggiornamenti Iran: Droni iraniani colpiscono il Kuwait. La Camera boccia Trump sulla guerra
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è a un filo sottile, con un attacco coordinato di droni iraniani che ha colpito il principale aeroporto internazionale del Kuwait, riducendo il terminal passeggeri in fiamme e macerie, e causando la morte di un indiano residente nella regione e oltre sessanta feriti. Questo avviene proprio mentre la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione simbolica per ordinare il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, un duro colpo politico per il presidente Trump, riporta Attuale.
Il raid ha rappresentato l’assalto più devastante dal 7 aprile, giorno in cui era stata dichiarata una tregua. I video sui social media mostrano la desolazione con schegge di vetro e soffitti distrutti. Lo scalo, che aveva appena ripreso le attività dopo precedenti attacchi, ha dovuto fermare nuovamente i voli a causa della devastazione.
Poche ore dopo, il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha dichiarato di aver intercettato altri droni diretti verso il Bahrain, con gli ayatollah che hanno confermato l’operazione. Diplomati iraniani hanno accusato Kuwait e Bahrain di consentire a Washington di utilizzare i loro territori per operazioni “aggressive contro l’Iran”. In risposta, il Kuwait ha annunciato l’espulsione di due membri dell’ambasciata iraniana.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno rivendicato un attacco contro una stazione di controllo militare sull’isola di Qeshm, un punto strategico per il regime di sorveglianza iraniano sullo stretto di Hormuz, citato da Teheran come “casus belli” per i successivi lanci di missili. Obiettivo delle azioni americane sono state anche navi collegate a Usa e Israele e una base aerea in Kuwait.
Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito che Teheran risponderà a qualsiasi attacco, nonostante entrambi i paesi dichiarino che i canali negoziali restano aperti. Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero concludersi nel fine settimana, sottolineando che l’Iran ha accettato di non sviluppare armi nucleari, mentre Teheran insiste di volersi limitare a scopi nucleari civili. Il presidente ha anche espresso il desiderio di incontrare la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, nonostante quest’ultimo non appaia in pubblico da marzo.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che un accordo formale potrebbe essere raggiunto nei prossimi giorni, ma Teheran ha imposto una condizione: qualsiasi accordo deve includere anche il dossier sul Libano. Il legame di Hezbollah con l’Iran complica la strategia diplomatica statunitense. Rubio ha chiarito che l’operazione americana “Epic Fury”, avviata il 28 febbraio, non mirava a un cambio di regime, ma a degradare le difese missilistiche e dei droni iraniani che proteggono il programma nucleare.
La situazione si complica ulteriormente, con crescenti tensioni tra Washington e Tel Aviv. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che l’Iran sta “giocando con il fuoco” e che le forze americane sono pronte a riprendere le ostilità se necessario. Nonostante ciò, i rapporti tra Netanyahu e Trump rimangono tesi, con il presidente americano che ha definito “pazzo” l’alleato israeliano durante una conversazione tesa, scaturita dalla sua frustrazione per la gestione dei combattimenti in Libano.
La pressione economica e militare di Washington nella regione continua a intensificarsi, con enormi danni logistici: dal 13 aprile, il blocco navale americano a Hormuz ha deviato 125 navi commerciali e ne ha messe fuori uso sei.