Iran: La repressione continua mentre gli Stati Uniti approvano nuove sanzioni
Le notizie sulla violenza in Iran continuano a diffondersi, con stime di vittime che variano ampiamente e testimonianze di una brutalità inimmaginabile. Al centro della tempesta c’è un regime disposto a tutto pur di mantenere il potere, sparando a chi protesta: genitori, bambini e anziani sono le prime vittime di una repressione che sembra non avere limiti, con giovani iraniani in prima linea nella lotta per la libertà individuale, riporta Attuale.
Ali, un giovane attivista, vive nella paura e afferma che ogni volta che esce, corre il rischio di essere colpito. Le comunicazioni quotidiane con la sua fidanzata Ghazaleh sono brevi e cariche di angoscia. «A volte penso che sarebbe stato meglio morire con gli altri ragazzi piuttosto che vivere quest’incubo», confida a Ghazaleh, sottolineando che la repressione abbia ormai paralizzato la protesta di strada, descrivendo la situazione come un stato di legge marziale, dove migliaia di persone sono già state uccise.
Le recenti azioni di Washington hanno segnato un cambiamento significativo: gli Stati Uniti hanno approvato una nuova raffica di sanzioni contro figure chiave del regime iraniano, come Ali Larijani, riconosciuto come uno dei principali architetti della repressione. Tuttavia, molti degli insorti iraniani si sentono traditi e abbandonati, lamentando che gli aiuti internazionali siano insufficienti.
Donald Trump, parlando con i media, ha affermato di aver salvato «molte vite», mentre la realtà sul campo racconta un’altra storia. Gli arresti e le persecuzioni continuano, nonostante l’apparente pausa nelle esecuzioni, sfruttando la delicatezza della situazione per riprendere il controllo. Ghazaleh e altri attivisti denunciano la presenza di milizie straniere e droni che sorvegliano le città, instillando una paura profonda tra chi lotta per un cambiamento.
Nel frattempo, la Casa Bianca sta navigando con cautela, con il presidente informato del rischio che un attacco massiccio potrebbe non portare alla caduta del regime, ma scatenare un conflitto più ampio. Le richieste di Israele di evitare una rapida escalation, insieme all’atteggiamento di prudenza del governo statunitense, suggeriscono un’analisi dettagliata delle potenziali risposte iraniane a qualsiasi azione militare.
Le atrocità di questi giorni in Iran evidenziano una lotta per la libertà che costringe i giovani a esporre le loro vite per rivendicare diritti fondamentali, mentre le reazioni internazionali continuano a evolversi. La domanda che ora circola è se il mondo ascolterà il grido di aiuto proveniente da un popolo in crisi, o se assisterà in silenzio alla continuazione di questa tragica repressione.