La Repressione in Iran: Una Situazione Preoccupante
La situazione in Iran continua a destare preoccupazione. Nonostante il contesto di conflitto, il regime degli ayatollah continua a dimezzare i diritti civili e a reprimere l’opposizione. Secondo le informazioni, le autorità hanno recentemente arrestato diciotto ragazze e sono stati documentati casi di giustizia sommaria, con un ritmo di tre esecuzioni al giorno. «Siamo sconnessi non per le bombe di Benjamin Netanyahu, ma a causa del regime», riporta Attuale.
Riguardo a Toomaj Salehi, un rapper e poeta che ha osato criticare il regime, si apprende che è stato prelevato da casa sua sull’isola di Kish. Dopo un interrogatorio di cinque ore, viene accusato di essere una spia israeliana. In precedenza, era stato a un passo dall’impiccagione per motivi simili, ma sembra che ora sia stato temporaneamente liberato. La mancanza di internet in gran parte del paese complica le comunicazioni e le notizie emergono lentamente. Alcuni residenti di Teheran sostengono che il regime è responsabile dello stato di isolamento totale in cui vive la popolazione.
I leader del governo, nonostante le fiamme del conflitto, proseguono con la loro politica di intimidazione. A Mahabad, due giornaliste e un fotografo sono stati arrestati, evidenziando la brutalità della repressione nei confronti di chi cerca di raccontare la verità. Le proteste per i diritti delle donne continuano, ma la risposta è brutale. Preoccupazioni emergono anche per l’atteggiamento di altri paesi: «Se Netanyahu ci bombarda e non elimina il regime, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente», afferma Ali, uno degli studenti coinvolti.
In questo contesto, crescente è il dibattito tra cittadini su una possibile soluzione. Mentre inizialmente si assisteva a un’ondata di patriottismo contro l’«aggressione israeliana», ora ci sono segnali di crescente insoddisfazione verso il regime stesso. Le critiche alla leadership di Ali Khamenei si intensificano. «Khamenei si definisce un padre, ma chi si comporterebbe così, abbandonando i propri figli?» si chiede una donna di Isfahan.
Analisti e osservatori del linguaggio hanno notato un cambiamento nei discorsi di Khamenei. Nel suo recente video, ha usato termini patriottici, evidenziando un netto spostamento dall’identità islamica alla narrazione nazionale. Sebbene ciò sembri un tentativo disperato di rafforzare il consenso popolare, la realtà è che il regime ha perso il supporto della popolazione. Le recenti modifiche agli slogan e ai nomi dei canali di informazione riflettono solo una lotta per rimanere a galla, mentre l’orgoglio nazionale viene alimentato come ultimo rifugio.
Infine, il dibattito su chi effettivamente rappresenterà il futuro dell’Iran è ancora aperto. Alcuni guardano a Reza Pahlavi, figlio dello Scià, mentre altri paure storiche si riaffacciano sulla possibilità di un intervento straniero. Come nota Karim Sadjadpour del Carnegie Endowment for International Peace, «la Repubblica Islamica è come un dente cariato, destinato a essere strappato», suggerendo che Khamenei si sta trovando ad affrontare una delle sfide più gravi della sua carriera. Il futuro dell’Iran rimane incerto, ma le sue contraddizioni e le tensioni interne si stanno intensificando.