Situazione a Deir al Balah: Attacchi e Reazioni Internazionali
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – L’area denominata Deir al Balah, situata al centro della Striscia di Gaza, rappresenta una delle poche zone in cui le infrastrutture rimangono relativamente intatte. Qui, nel mese di febbraio, Hamas aveva organizzato una manifestazione per dimostrare la propria influenza. L’evento, caratterizzato da un palcoscenico con la folla applaudente e miliziani mascherati, ha incluso anche la finta liberazione di ostaggi, che passavano dai carcerieri agli agenti della Croce Rossa, culminando in una pantomima di firma per la liberazione.
Dopo la morte del suo leader Yahya Sinwar, avvenuta alcuni mesi fa, il partito-milizia ha cercato di riaffermare il proprio dominio. Tuttavia, questa mossa si è rivelata controproducente, fornendo al governo Netanyahu un pretesto per intraprendere una guerra “fino all’eliminazione totale di Hamas”. Ieri è iniziato l’attacco israeliano proprio a Deir al Balah, riportando alla luce il conflitto in corso.
Il giorno precedente all’attacco, è stata emessa un’ordinanza di sgombero, definita dalle organizzazioni umanitarie una deportazione. Le forze israeliane hanno bombardato l’area, costringendo centinaia di palestinesi a fuggire verso accampamenti temporanei privi di servizi essenziali, mentre molti altri sono rimasti a Deir al Balah, costretti dalla debolezza o dalla rassegnazione.
Il governo israeliano ha dichiarato di essere alla ricerca di ostaggi vivi, ma le famiglie coinvolte contestano la legittimità dell’operazione. Fino a ieri, Deir al Balah era considerata una “no fire zone”, un’area in cui i bombardamenti erano vietati per evitare danni ai prigionieri. Un comunicato del Forum dei familiari degli ostaggi sottolinea come il popolo di Israele non perdonerà chi ha messo a rischio la vita degli ostaggi, sia vivi che morti. Ieri, secondo il ministero della Salute di Hamas, almeno tre palestinesi sono stati uccisi dai colpi israeliani.
Anche l’Italia ha espresso la propria preoccupazione, data la presenza di connazionali operanti in organizzazioni umanitarie nell’area. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiesto che gli attacchi cessino senza indugi. La situazione umanitaria a Gaza sta rapidamente deteriorandosi; secondo il dottor Fidaa al-Nadi, “ogni giorno perdiamo uno o due bambini a causa della malnutrizione”. I medici internazionali confermano le peggiori notizie emerse fino ad ora.
Mentre cresce la crepa nel supporto occidentale a Israele, venticinque paesi hanno firmato un appello rivolto allo Stato ebraico. Tra i firmatari figurano Italia, Gran Bretagna, Francia, Canada, Giappone e Australia, ma non Stati Uniti e Germania. “Condanniamo la distribuzione di aiuti limitati e l’uccisione disumana di civili, inclusi i bambini che lottano per soddisfare i bisogni fondamentali come acqua e cibo”, si legge nel documento. Il rifiuto israeliano di fornire assistenza umanitaria è inaccettabile così come lo sfollamento forzato permanente dei palestinesi.
Israele ha risposto definendo la dichiarazione dei venticinque paesi “scollegata dalla realtà”, suggerendo che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a Hamas e non a loro. L’ambasciatore statunitense a Gerusalemme ha etichettato la situazione come “disgustosa”, sottolineando l’assurdità di pressioni su Israele anziché su chi perpetra la violenza. Il cancelliere tedesco ha scelto una posizione intermedia, sostenendo che le azioni israeliane attuali non sono giustificabili.
Secondo le autorità locali, oltre 130 persone sono morte e più di mille sono rimaste ferite in tutta la Striscia durante i recenti bombardamenti. Questo rappresenta uno dei bilanci più drammatici delle ultime settimane. In questo contesto di tensione crescente e violenza, è fondamentale che la comunità internazionale agisca per proteggere i diritti umani e garantire l’assistenza necessaria alla popolazione civile.», riporta Attuale.