Le tensioni tra Stati Uniti e Israele: commenti della Casa Bianca sulle azioni di Netanyahu
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK — Un funzionario della Casa Bianca ha espresso preoccupazioni riguardo le azioni di Netanyahu, affermando: «Bibi si è comportato come un pazzo. Bombarda ogni cosa continuamente. Questo può danneggiare ciò che Trump sta cercando di fare». Queste parole sono state riportate dal giornalista Barak Ravid, noto per i suoi legami con le amministrazioni americana e israeliana. Un altro membro dell’amministrazione ha aggiunto, in tono di frustrazione: «Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo. Che c…o», riferendosi anche (per la chiesa colpita a Gaza la scorsa settimana), evento che ha spinto Trump a contattare Netanyahu per chiarimenti. Un terzo funzionario ha descritto il primo ministro israeliano come «un bambino che rifiuta di comportarsi bene», riporta Attuale.
Le affermazioni su Netanyahu mettono in evidenza la crescente tensione tra le azioni militari di Israele e le posizioni diplomatiche della Casa Bianca. È incerto se il presidente Trump condivida questi sentimenti; in precedenti occasioni, ha paragonato i conflitti tra Ucraina e Russia a una disputa infantile in un parco, suggerendo che talvolta bisogna lasciare che i contendenti si affrontino prima di intervenire. Relativamente alla situazione israelo-iraniana, ha espresso frustrazione per la mancanza di un cessate il fuoco, dicendo che «combattono da così tanto che ormai non sanno più che c…o stanno facendo».
L’attacco di Netanyahu ha sorpreso la Casa Bianca, nonostante fosse stato anticipato, ma non nei dettagli. I leader del Golfo, tra cui Bahrein e Qatar, che si trovavano in visita a Washington, hanno condannato l’azione, ma non c’è stata una risposta ufficiale né pubblica né privata da parte di Trump.
Israele ha giustificato il bombardamento sostenendo che il convoglio di carri armati siriani colpito era entrato in una zona demilitarizzata, mentre l’esercito siriano era accusato di condurre attacchi contro la minoranza drusa, affermazione che Damasco ha negato. Diverse figure americane suggeriscono che Netanyahu avesse motivi di politica interna, e che la pressione della comunità drusa in Israele lo abbia spinto a intraprendere questa azione militare.
Trump ha manifestato sostegno per il governo siriano ad interim di Ahmad al Sharaa, promettendo di rimuovere le sanzioni se Damasco riconoscesse Israele e partecipasse agli Accordi di Abramo. Tuttavia, gli esperti notano che Netanyahu si sente militarmente senza limiti sia nei rapporti con gli Stati Uniti che nella regione. La continua pressione politica ha portato Netanyahu a lanciare attacchi improvvisi e strategici.
Israele sembra ora essere sorpreso dall’irritazione della Casa Bianca, nonostante i recenti incontri tra Netanyahu e Trump, durante i quali sembravano più vicini che mai, specialmente dopo i bombardamenti sui siti nucleari iraniani. Fonti israeliane sostengono che Trump avesse incoraggiato Netanyahu a espandere il controllo su parte della Siria, senza mai esprimere preoccupazione per il coinvolgimento israeliano.
Questa non è la prima volta che Netanyahu sfida Trump. Il premier israeliano ha scommesso che alla fine il presidente americano avrebbe appoggiato le sue azioni in Iran e ha continuato a portare avanti la guerra a Gaza, nonostante il desiderio di Trump di porre fine ai conflitti. Ultimamente, la situazione è ulteriormente complicata dall’uccisione del palestinese americano Saif Musallet da parte di coloni israeliani, un fatto che ha suscitato la condanna di figure americane, inclusa l’assenza di una risposta forte da parte del presidente.