Israele continua le operazioni contro l’Iran: Netanyahu insiste sulla possibilità di una fine imminente della guerra
Dopo giorni di intensi bombardamenti, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le operazioni militari mirate hanno «demolito la capacità degli ayatollah di produrre missili balistici e arricchire l’uranio». Tali obiettivi rappresentano una parte cruciale dell’operazione Ruggito del Leone. Tuttavia, Netanyahu ha anche ipotizzato un possibile «cambio di regime a Teheran», non precisando però le modalità o le forze necessarie per tale scopo. Informazioni trapelate suggeriscono che Israele avverte gli Stati Uniti dei rischi per i dimostranti iraniani nel caso di rivolta, ma questo non ha scoraggiato il primo ministro dal sollecitare una rivolta contro il regime oppressivo, riporta Attuale.
Obiettivo nucleare: la missione di Netanyahu
Dal 2009, anno del suo ritorno al potere, Netanyahu ha promesso di affrontare la questione del programma nucleare iraniano, considerandola una missione esistenziale per lui e per Israele. Gli attacchi dello scorso giugno erano stati concepiti per distruggere le capacità nucleari dell’Iran, obiettivo che lui e l’ex presidente Donald Trump avevano annunciato con grande enfasi. Tuttavia, dopo tre settimane di conflitto, entrambi i leader si trovano a dover dichiarare la minaccia nucleare ancora aperta.
Aumento della tensione con il fronte libanese
Nel frattempo, Netanyahu ha esortato gli israeliani a «stringere i denti», sottolineando che i Pasdaran hanno lanciato oltre 350 missili contro Israele dall’inizio delle ostilità, costringendo i cittadini a rifugiarsi. La riapertura del fronte con il Libano ha comportato la mobilitazione di 450.000 riservisti, molti dei quali già impegnati contro Hamas a Gaza. Alti ufficiali militari riconoscono che Hezbollah, sostenuto dall’Iran, continuerà a possedere arsenali, ma non a sud del fiume Litani. Temono che l’obiettivo possa includere il controllo di ulteriori territori lungo il confine.
Scadenza del conflitto e futuro del regime iraniano
Netanyahu è consapevole che il tempo per affrontare il regime iraniano è influenzato da fattori esterni, in particolare dagli Stati Uniti. Mentre Trump annuncia una riduzione delle operazioni, fonti anonime vicine a Netanyahu affermano che serviranno «altri due settimane» per completare le operazioni contro l’Iran. Tuttavia, in una conferenza stampa, il premier ha indicato che non si prevede un prolungamento indefinito del conflitto, assicurando che gli obiettivi sono raggiungibili: «Potrebbe finire prima di quanto la gente pensi».
Accrescita della minaccia nucleare
Il programma nucleare iraniano rimane una delle principali preoccupazioni. A Isfahan e Natanz, presunti siti nucleari, risulterebbero conservati 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%. Il Wall Street Journal avverte che un’operazione per recuperare tali materiali richiederebbe il dispiegamento di migliaia di soldati, principalmente americani. Netanyahu continua a sollecitare una rivolta contro gli ayatollah, sperando nell’emergere di leader disposti a trattare con gli Stati Uniti per la consegna del materiale nucleare, temendo che il problema possa rimanere irrisolto a Isfahan.
Non riesco a credere a quello che sta succedendo!!! Una situazione così tesa, con tanto di bombardamenti e chiacchiere sul regime iraniano… mi chiedo se mai ci sarà pace in quella parte del mondo. E noi qui a preoccuparci per il nostro quotidiano! Basterebbe un po’ di buon senso, ma confido che le cose possano sistemarsi presto.