Israele intensifica offensiva a Gaza: oltre 62.000 morti tra i palestinesi
GERUSALEMME – L’esercito israeliano ha dato inizio alla nuova fase dell’operazione “Carri di Gedeone 2” nell’area di Gaza, puntando a forzare oltre un milione di palestinesi verso sud, vicino al confine con l’Egitto, in un contesto di crescente conflitto. Mentre le forze israeliane avanzano, devastando la già colpita infrastruttura della Striscia, le autorità locali riportano che il numero delle vittime palestinesi ha superato i 62.000, una cifra che l’International Red Cross descrive come catastrofica, poiché migliaia di residenti si trovano in condizioni disumane. Così riporta Attuale.
Il portavoce ufficiale dell’esercito ha dichiarato che “Hamas è diventato un gruppo di guerriglia in gravi difficoltà” e ha ribadito l’intenzione di attaccare sempre più a fondo nella città di Gaza. La nuova invasione, ordinata dal primo ministro Benjamin Netanyahu, prevede la mobilitazione di 130.000 riservisti, con 60.000 già richiamati. Secondo le stime, i combattimenti potrebbero continuare anche nel 2026, mentre gli israeliani già schierati sul campo devono tornare in servizio, nonostante le crescenti proteste tra le comunità ultraortodosse che rifiutano l’arruolamento.
In un attacco recente, un commando di 15 miliziani ha cercato di assaltare un avamposto militare a Khan Younis, ma sono stati respinti. Le fonti dell’esercito spiegano che l’intento era quello di rapire un soldato. “Quando avremo finito, Gaza avrà cambiato faccia”, ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, mentre la situazione sul campo si deteriora ulteriormente, con crateri e macerie ovunque.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso ferme critiche all’operato di Netanyahu, avvertendo che la offensiva “rappresenta un disastro per entrambi i popoli e trascina la regione in un conflitto permanente”. Macron ha recentemente discusso la situazione con i leader egiziano e giordano e continua a proporre una soluzione diplomatica.
Le famiglie degli ostaggi israeliani hanno programmato uno sciopero generale, chiedendo al governo di accettare una tregua di 60 giorni, in cambio del rilascio di dieci ostaggi vivi e diciotto cadaveri. Con la continua avanzata delle truppe, cresce l’ansia e la paura tra i loro cari, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evoluzione della crisi.
Nel frattempo, il premier Netanyahu continua a ricevere sostegno dal suo alleato Donald Trump, che ha annunciato nuove sanzioni contro i magistrati della Corte Penale Internazionale. Questi ultimi sono stati accusati di minacciare gli interessi degli israeliani e degli americani, dopo che nel novembre 2024 erano stati emessi mandati di arresto per Netanyahu e l’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, per crimini di guerra e contro l’umanità. Inoltre, il governo israeliano ha ricevuto il via libera per costruire una grande colonia nell’area E1, un passo controverso che ostacola ulteriormente la creazione di uno Stato palestinese.