Khamenei e il potere dal 1989: l’Ayatollah nel mirino di Israele

15.06.2025 11:15
Khamenei e il potere dal 1989: l'Ayatollah nel mirino di Israele

Il Ruolo di Khamenei nella Politica Iraniana: Un’Analisi della Sua Leadership

Negli ultimi decenni, Ali Khamenei, attuale Guida suprema dell’Iran, ha giocato un ruolo cruciale nella geopolitica del Medio Oriente. La sua ascesa al potere nel 1989, avvenuta dopo la morte del fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, ha sorpreso molti, trasmettendo una certa incredulità tra i più esperti osservatori della politica iraniana, riporta Attuale.

All’epoca della sua nomina, Khamenei era stato un noto funzionario nel Consiglio di Comando della Rivoluzione e non era considerato un leader chiave durante la Rivoluzione Islamica. Con la sua nomina a presidente e successivamente a Guida suprema, ha modificato il corso della politica iraniana, sfidando le aspettative di molti critici che lo ritenevano incapace di ricoprire ruoli di tale importanza.

Un elemento rilevante della sua carriera è stato il sostegno di Hashemi Rafsanjani, che nel 1989, attraverso una lettera, espresse il desiderio di Khomeini di vedere Khamenei come successore. Tuttavia, il rapporto tra i due si deteriorò nel tempo, con Khamenei che gradualmente allontanò Rafsanjani, riuscendo a mantenere e consolidare il proprio potere grazie a all’alleanza con i pasdaran e i conservatori.

Oggi, Khamenei è considerato una figura complessa, capace di adattarsi a diversi contesti politici. Il suo approccio spesso pragmatico ha portato alla sua storica decisione di accettare l’accordo nucleare del 2015 con l’Occidente, in un periodo di crescente instabilità interna. Questo dimostra la sua capacità di navigare tra gli interessi nazionali e le pressioni esterne, anche se non ha mai avuto il carisma di Khomeini.

La sua leadership ha, tuttavia, affrontato diverse sfide. Le promesse di migliorare le condizioni economiche e ridurre le disuguaglianze non sono state mantenute, portando a proteste crescenti tra i cittadini, in particolare tra i mostazafin — i più poveri delle province. Le grida di “morte al dittatore” hanno risuonato tra le strade, evidenziando un rifiuto crescente verso le istituzioni e la sistematica corruzione del regime.

La domanda su cosa accadrà al regime dopo la sua eventuale successione è all’ordine del giorno. Se Mojtaba Khamenei, uno dei suoi sei figli, dovesse ascendere al potere, ci si potrebbe trovare di fronte all’inizio di una monarchia ereditaria, un’idea che suscita preoccupazioni tra gli oppositori e i cittadini iraniani. Questa transizione potrebbe portare a un ulteriore consolidamento del potere all’interno della famiglia Khamenei, allontanando ulteriormente l’Iran dalla sua promessa di una governance più democratica e rappresentativa.

In conclusione, la leadership di Khamenei ha segnato profondamente la storia recente dell’Iran. La sua capacità di mantenere il controllo nonostante le critiche e le sfide interne denota una sobria e astuta manovra politica, ma lascia aperto un futuro incerto per la Repubblica islamica, soprattutto in un contesto in continua evoluzione come quello attuale.

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