La battaglia per Lyman passa anche dai racconti sulla sconfitta ucraina

20.10.2026 10:31
La battaglia per Lyman passa anche dai racconti sulla sconfitta ucraina
La battaglia per Lyman passa anche dai racconti sulla sconfitta ucraina

Due articoli pubblicati il 16 ottobre 2026 dal portale ceco presentano l’operazione ucraina “Vivaldi”, condotta nel settore di Lyman, come un fallimento costato perdite ingenti alle forze di Kyiv. La ricostruzione riprende , Zargrad e altri media russi e trasforma il risultato dell’operazione in un atto d’accusa contro il comando militare ucraino.

Il punto controverso non è soltanto il numero delle perdite, difficile da verificare mentre i combattimenti proseguono. È il significato stesso della campagna: per il portale ceco le controffensive avrebbero prodotto soltanto nuove vittime e il generale maggiore Mykhailo Drapatyi non avrebbe ottenuto risultati rilevanti; per il Terzo corpo d’armata ucraino, per il progetto OSINT DeepState e per l’Institute for the Study of War statunitense, l’operazione ha invece impedito alla Russia di trasformare la pressione su Lyman in un aggiramento delle difese verso Sloviansk e Kramatorsk.

Le accuse di non sono accompagnate, nei materiali citati, da una statistica indipendente sulle perdite ucraine. Vanno quindi considerate come una narrazione attribuita alla propaganda russa, non come una verifica autonoma dell’andamento sul campo.

Due versioni dello stesso fronte

In uno degli articoli, sostiene che le “controffensive a ogni costo” aumenterebbero perdite già descritte come enormi e afferma che Drapatyi avrebbe preso decisioni errate senza ottenere successi significativi al fronte. Il linguaggio non si limita a criticare una scelta tattica: descrive l’intero comando ucraino come incapace e lega i risultati sul terreno a presunti errori personali dei suoi vertici.

Il secondo testo definisce il finale dell’operazione “Vivaldi” il passaggio delle forze russe all’offensiva. Secondo questa versione, l’obiettivo ucraino era eliminare la minaccia di un accerchiamento dell’area Sloviansk-Kramatorsk da nord, ma le unità di Kyiv avrebbero incontrato le linee difensive russe, anche nella zona del fiume Zherebets, subendo gravi perdite. La conclusione riprende la prospettiva russa sul combattimento e non coincide con gli obiettivi e il bilancio comunicati dal comando ucraino.

I due articoli sono disponibili su : l’articolo sul generale Drapatyi e su : l’articolo sul finale di “Vivaldi”.

Che cosa mirava a ottenere “Vivaldi”

L’operazione è iniziata all’inizio di settembre 2026 sul fronte di Lyman, sotto il comando del Terzo corpo d’armata. Il suo scopo, secondo la ricostruzione ucraina, era spezzare il potenziale offensivo russo, impedire alle truppe di aggirare dai fianchi la difesa ucraina e ridurre il rischio di accerchiamento della città di Lyman. In gioco c’era anche la protezione dell’area Sloviansk-Kramatorsk, uno dei principali nodi difensivi del Donbas.

Nel corso di settembre e ottobre le forze ucraine hanno comunicato il completamento di diverse fasi dell’operazione e il recupero del controllo su località e porzioni di territorio. Il 14 ottobre il comandante del Terzo corpo d’armata, il generale di brigata Andrij Biletskyi, ha annunciato la conclusione della quarta fase.

Secondo il bilancio fornito da Biletskyi, le forze russe non sono riuscite ad aggirare dai fianchi l’agglomerato Sloviansk-Kramatorsk né a chiuderlo in una manovra a tenaglia. Le unità ucraine avrebbero inoltre protetto la strada Kharkiv-Sloviansk e bloccato l’avanzata del raggruppamento russo denominato “Ovest”. Il corpo d’armata ha dichiarato di aver riportato sotto controllo 16 insediamenti e 277 chilometri quadrati, stimando in oltre 8.000 i militari russi persi durante l’operazione. Questi dati provengono dalla parte ucraina e non sono verificati in modo indipendente.

La lettura secondo cui non vi sarebbe stato alcun risultato, tuttavia, non coincide soltanto con la versione di Kyiv. DeepState, che analizza immagini e informazioni disponibili pubblicamente, l’Institute for the Study of War e alcuni blogger militari russi hanno registrato cambiamenti nel settore. L’istituto statunitense ha valutato che l’operazione abbia avuto conseguenze operative nel nord della regione di Donetsk e nell’ovest della regione di Luhansk, ostacolando i tentativi russi di avanzare verso Sloviansk e Kramatorsk e influenzando i settori a nord e a sud di Lyman, compresa la direttrice verso Borova, nella regione di Kharkiv.

Il nodo delle perdite

La descrizione di “Vivaldi” come di un disastro si regge in larga parte sull’affermazione che il comando ucraino avrebbe sacrificato i propri soldati per ottenere guadagni minimi. Ma nei contenuti rilanciati da non viene presentata una serie indipendente di dati capace di dimostrare né l’entità delle perdite ucraine né il rapporto con quelle russe.

Anche le cifre diffuse dalle parti in guerra richiedono cautela. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha dichiarato che l’esercito russo subisce attualmente circa 43.000 perdite al mese tra morti e feriti gravi e ha indicato un rapporto di sette-dieci militari russi uccisi per ogni militare ucraino ucciso. A settembre il capo di Stato maggiore britannico, il maresciallo Richard Knighton, citando informazioni dell’intelligence britannica, ha affermato che le perdite russe dall’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022, avrebbero superato quota 500.000. Sono stime politicamente rilevanti, ma la loro precisione non può essere stabilita pienamente attraverso le informazioni disponibili al pubblico.

Questi numeri non dimostrano da soli che ogni decisione ucraina sia stata corretta. Rendono però insufficiente il salto logico tra perdite elevate, inevitabili in una guerra di posizione, e l’accusa di incompetenza sistemica. Per valutare l’esito di “Vivaldi” occorre guardare anche agli obiettivi russi: se l’aggiramento dell’area Sloviansk-Kramatorsk e la pressione su Lyman erano parte della loro manovra, il mancato raggiungimento di tali obiettivi costituisce un elemento della valutazione militare che la narrazione di omette.

Una campagna contro il comando ucraino

La delegittimazione dei generali ucraini è un tema ricorrente nella comunicazione russa sulla guerra. Presentare ogni contrattacco come “insensato” e ogni arretramento locale come prova di incompetenza consente di ridurre una dinamica militare complessa a un racconto personale: se l’offensiva russa rallenta o subisce perdite, la causa sarebbe l’errore di un comandante ucraino; se le forze ucraine recuperano terreno, il risultato viene descritto come temporaneo o privo di valore.

La diffusione di questa versione attraverso un portale europeo amplia il pubblico della narrazione. Il messaggio non riguarda soltanto la situazione a Lyman: può alimentare dubbi sulla capacità delle forze ucraine e sulla convenienza del sostegno occidentale. Il fatto che citi media russi, tuttavia, non trasforma quelle fonti in una conferma indipendente delle perdite o del fallimento dell’operazione.

La tesi di un comando ucraino strutturalmente incapace contrasta inoltre con le valutazioni del Royal United Services Institute britannico, che ha analizzato l’adattamento delle unità ucraine alla guerra contemporanea. Le sue analisi richiamano lo sviluppo di nuove forme di combattimento interforze, l’impiego esteso dei droni e il perfezionamento dei sistemi per colpire le forze russe sia sulla linea del fronte sia nelle retrovie. L’Ucraina sta anche ampliando la produzione di droni FPV, velivoli senza pilota d’attacco e sistemi terrestri robotizzati, utilizzati in parte per la logistica e i rifornimenti.

Questi elementi non cancellano gli errori, i costi umani o l’incertezza di una campagna combattuta contro un avversario più numeroso. Impediscono però di leggere “Vivaldi” soltanto attraverso le formule della propaganda. La questione decisiva resta concreta: nel settore di Lyman, la Russia è riuscita o no a chiudere la tenaglia sull’area Sloviansk-Kramatorsk e a imporre il piano operativo annunciato? I dati disponibili indicano che, almeno nella fase conclusa a metà ottobre, quell’obiettivo non è stato raggiunto.

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