Trump e Petro affrontano il problema del narcotraffico in Colombia
Durante l’incontro di martedì alla Casa Bianca, il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo colombiano Gustavo Petro hanno discusso il crescente problema del narcotraffico. La Colombia, come maggior produttore di cocaina al mondo, ha visto un aumento costante della produzione dal 2014, raddoppiata dal 2022, con livelli mai raggiunti dal periodo in cui i cartelli erano al massimo della loro potenza negli anni ’90. Gran parte della cocaina prodotta finisce nel mercato statunitense, dove Trump ha accusato il governo di Petro di mancanza di azione per combattere il narcotraffico, mentre il presidente colombiano ha difeso le sue politiche, contestando i dati ufficiali e sottolineando l’aumento dei sequestri, anch’essi ai massimi storici, riporta Attuale.
Circa due terzi della cocaina mondiale proviene dalla Colombia, quota che, seppur stabile rispetto ai primi anni 2000, si inserisce in un contesto di crescente domanda globale e di profitti stratosferici derivanti dal traffico di droga. La situazione è aggravata dalla densità delle piantagioni di coca, che risulta in aumento.
Nel 2024, i campi di coca occupavano oltre 2.600 chilometri quadrati, un incremento di quattro volte rispetto al 2012, con una produzione annuale superiore a 3.000 tonnellate. Le nuove tecniche di coltivazione hanno aumentato l’efficienza, consentendo di piantare un numero molto maggiore di piante per ettaro.
Il nuovo approccio del governo colombiano è stato quello di concentrare i sequestri – con 900 tonnellate confiscate nel 2024 e un totale di 2.700 durante il mandato di Petro – piuttosto che sullo smantellamento delle coltivazioni. Le autorità dichiarano di distruggere un laboratorio di cocaina ogni 40 minuti, ma la crescita della produzione supera gli sforzi di repressione.
Le relazioni tra Stati Uniti e Colombia sono state da sempre influenzate dalla guerra contro il narcotraffico. Negli anni ’80, la Colombia si affermò come alleato principale degli Stati Uniti in Sudamerica, ricevendo 14 miliardi di dollari in aiuti. Tra il 2010 e il 2015, le politiche comuni sembrarono efficaci, con diminuzioni significative delle aree coltivate a coca, grazie all’uso di fumigazioni aeree. Tuttavia, nel 2015, un divieto della Corte costituzionale colombiana ha fermato tali pratiche, causando un aumento della difficoltà nella distruzione dei campi.
Il governo di Petro ha optato per strategie diverse, lavorando per intercettare il traffico e i leader dei gruppi criminali. Le politiche sono state oggetto di dibattito, e nelle prossime settimane si prevede una possibile ripresa delle fumigazioni aeree, questa volta con droni, per affrontare le problematiche legate all’ambiente.
Petro ha messo in discussione i dati forniti dalle Nazioni Unite relative alla produzione di cocaina, criticando il metodo di Stime e chiedendo maggiore attenzione ai cambiamenti recenti nel mercato. Tuttavia, altri dati rimangono più inconfutabili: nel luglio 2025, la Colombia registrava quasi 22.000 membri di gruppi armati illegali, un aumento preoccupante rispetto agli anni passati.
Nonostante la frammentazione delle bande attualmente operative, la competizione per il controllo delle rotte del narcotraffico è intensa, portando a conflitti armati tra diversi gruppi, in particolare nelle regioni più ricche di coca.