Il 29 luglio 2025 la Corte Suprema del Regno Unito ha respinto l’appello del miliardario russo Evgenij Shvidler e del magnate Sergej Naumenko contro le sanzioni imposte dal governo britannico a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Con una decisione presa a maggioranza, i giudici hanno stabilito che l’esecutivo ha piena autorità, anche costituzionale, per applicare misure restrittive nei confronti di individui considerati vicini al Cremlino, come parte della strategia per contrastare l’aggressione militare di Mosca.
Londra riafferma la legittimità delle sanzioni come strumento politico
Secondo la sentenza, la non scritta costituzione britannica attribuisce al governo poteri sovrani per reagire a minacce internazionali e proteggere la sicurezza nazionale, incluso l’uso delle sanzioni economiche. Il ricorso di Shvidler, oligarca con interessi nel settore petrolifero, si basava sull’argomento che non ha alcuna influenza sul presidente russo Vladimir Putin e che le restrizioni avevano compromesso gravemente la sua vita familiare e professionale. Tuttavia, la Corte ha concluso che esiste un “collegamento razionale” tra le sanzioni e l’obiettivo di spingere Shvidler ad opporsi all’invasione russa e influenzare altri oligarchi, come Roman Abramovich.
Sanzioni come segnale strategico alla cerchia di Putin
La sentenza sottolinea che le misure contro Shvidler mandano un messaggio chiaro a chi si trova in posizioni simili: prendere le distanze dal regime russo è l’unica opzione ragionevole. Nella stessa giornata, la Corte ha respinto anche l’appello di Sergej Naumenko, al quale era stata sequestrata a Londra una superyacht da 44 milioni di euro. Entrambi i casi confermano, secondo gli osservatori, che il Regno Unito considera le sanzioni uno strumento centrale per esercitare pressione su chi sostiene direttamente o indirettamente la politica del Cremlino. Il governo ha anche indicato la possibilità di richiedere in tribunale la devoluzione di 3,2 miliardi di dollari, derivanti dalla vendita del Chelsea FC da parte di Abramovich, per finanziare aiuti umanitari in Ucraina.
Decisione con valenza storica nel contesto post-Brexit
Dal punto di vista giuridico, la decisione rappresenta una svolta: è il primo pronunciamento di questo tipo sulla base della legislazione britannica dopo la Brexit. La Corte Suprema ha confermato la piena legittimità del governo ad adottare misure dure e prolungate, purché siano proporzionate e perseguano un obiettivo politico coerente, come la difesa dell’Ucraina. L’approccio britannico rispecchia la linea prevalente anche nella giurisprudenza dell’Unione Europea, dove le corti tendono a rigettare i ricorsi degli oligarchi sanzionati per legami con il potere russo.
Ucraina: segnale di coesione occidentale e determinazione legale
Per Kiev, la sentenza britannica è una conferma della serietà con cui l’Occidente affronta l’aggressione russa. Il governo ucraino ha accolto positivamente il verdetto come dimostrazione della volontà internazionale di frenare i flussi finanziari che alimentano la guerra. Le autorità ucraine vedono nel rafforzamento del regime sanzionatorio un passo decisivo per isolare il Cremlino e sostengono l’uso di beni congelati degli oligarchi per finanziare la ricostruzione del Paese. Allo stesso tempo, la Corte Suprema ha richiamato l’importanza di mantenere trasparenza nelle procedure, proteggere i diritti fondamentali e garantire strumenti efficaci di licenza per esigenze umanitarie e familiari.