La Corte Suprema degli Stati Uniti: Funzioni e Conflitti di Potere
La Corte Suprema degli Stati Uniti funge da unico organo giudiziario espressamente previsto dalla Costituzione americana, la quale stabilisce che il Congresso possa creare tribunali inferiori, ma solo la Corte Suprema ha garanzia costituzionale. Questa Corte è concepita per essere il massimo tribunale federale, responsabile della uniformità nell’applicazione del diritto a livello nazionale e della salvaguardia del corretto funzionamento del sistema federale, riporta Attuale.
Un ruolo fondamentale della Corte è la cosiddetta judicial review, il controllo di costituzionalità delle leggi, siano esse statali o federali. In questo modo, la Corte Suprema accumula funzioni simili a quelle della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale in Italia, con un potere interpretativo considerevole sulla Costituzione degli Stati Uniti. Questa giurisprudenza evolutiva consente al testo, redatto oltre due secoli fa, di rimanere rilevante per le necessità contemporanee.
Secondo la legge, i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente, con l’approvazione del Senato, garantendo la loro inamovibilità e intangibilità del trattamento economico, a protezione della loro indipendenza. Il numero attuale di giudici è fissato in nove, inclusi il presidente della Corte.
Storicamente, l’importanza della Corte Suprema non fu subito riconosciuta dai suoi membri e dai primi Presidenti, ma la nomina di John Marshall nel 1801 ha segnato un cambiamento significativo. Marshall, che ha guidato la Corte per trentaquattro anni, ha dato alla Corte una rilevanza mai vista prima.
La tensione tra il potere politico e la Corte Suprema è emersa in diverse epoche, come durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt. Dopo avere subito un successo elettorale nel 1936, Roosevelt, frustrato dalle decisioni contrarie della Corte, propose di aumentare il numero dei giudici, permettendo di nominare un giudice in più per ogni membro che avesse superato i settant’anni. Tuttavia, l’idea suscitò forti opposizioni popolari e fu ritirata.
Le nomination dei giudici possono anche generare conflitti tra un Presidente e un Senato ostile o in parte favorevole, come è successo recentemente con Donald Trump, il quale affrontò forti opposizioni per le nomine di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. Queste nomine, potenzialmente decisive per il futuro politico americano, hanno fortificato una maggioranza conservatrice nella Corte.
Negli Stati Uniti, il potere di ratifica del Senato sui giudici contribuisce a influenzare le elezioni presidenziali, poiché l’elettorato considera le inclinazioni degli eventuali giudici indeterminati. In vista di future nomine, gli elettori spesso si orientano in base alle ideologie dei candidati e delle nomination attese.
In conclusione, la nomina di giudici da parte di Trump nel 2016 ha rappresentato un punto cruciale per il suo elettorato, desideroso di avere una Corte Suprema dominata da giudici conservatori. Tuttavia, è importante notare che non sempre i giudici considerati conservatori si sono dimostrati tali in tutte le decisioni, contrariamente ai giudici progressisti, i quali tendono a sostenere le loro posizioni in modo più consistente.