La criminologa: analisi del profilo del killer nel caso di Chiara Poggi

19.12.2025 03:35
La criminologa: analisi del profilo del killer nel caso di Chiara Poggi

Il Caso di Chiara Poggi: Riflessioni su Vittimologia e Criminal Profiling

Roma, 19 dicembre 2025 – Negli ultimi mesi, mentre il dibattito si è spostato altrove e il caos mediatico ha coperto il metodo, Chiara Poggi è scomparsa due volte: dalla vita e dal racconto. È proprio da lì che bisogna ripartire. Dalla vittimologia e dal criminal profiling. Chiara Poggi era una ragazza ordinaria. Vita regolare, abitudini prevedibili, una personalità riservata. Fermiamoci su un dato che continua a essere banalizzato. Chiara è in casa con il suo assassino. È in pigiama rosa, molto scollato. Per il suo profilo non avrebbe mai aperto a un semi-sconosciuto in quelle condizioni. Quel dettaglio parla di conoscenza profonda tra vittima e carnefice. Il suo corpo, poi, racconta l’assassino. Colpi alla testa. Agli occhi. Alle palpebre. Al volto. Chi uccide così non colpisce a caso. Il criminal profiling insegna che la testa è il luogo dei pensieri da cancellare. Gli occhi quelli che riconoscono. La bocca quella che può dire ciò che non si vuole sentire. La vittimologia va letta in combinato disposto con il Dna, ieri al centro dell’incidente probatorio. Ed è qui che serve metodo perché la scienza non ammette sbavature. Il cromosoma Y non identifica un individuo. Racconta una linea paterna. Una genealogia maschile. Non una persona. Non dice “è lui”. Dice, al massimo: è compatibile con lui e con tutti i maschi della sua linea patrilineare. È un dato senza tempo, che non colloca nessuno sulla scena né dentro una finestra cronologica. Nella relazione della perita Denise Albani c’è una riga che pesa più di tutte: manca il database della provincia pavese. Senza un database locale, gli aplotipi del cromosoma Y non possono essere rapportati alla popolazione reale di Garlasco. Le stime diventano meno precise, perché non tengono conto delle micro variazioni territoriali. Dunque non sappiamo se quell’aplotipo sia raro o comune. Non sappiamo quante persone, in quella zona, possano condividerlo, riporta Attuale.

Sempio frequentava casa Poggi. Aveva contatti abituali con oggetti di uso comune, come il telecomando condiviso con la PlayStation. Condizioni pienamente compatibili con un trasferimento secondario di Dna.

La difesa di Stasi sottolinea l’assenza del suo Dna sui margini ungueali. Ma Alberto Stasi non è stato condannato per quello. Al contrario, sulla cannuccia del tè c’era il Dna di Alberto Stasi: un profilo completo, individuale, ancorato a ridosso della dinamica omicidiaria. In una finestra temporale precisa. Come insegna il rasoio di Occam, non bisogna moltiplicare gli elementi più del necessario. Quando i fatti sono sufficienti, la spiegazione più semplice è quella da preferire.

1 Comment

  1. Cosa succede in questo paese? Non si può nemmeno sentirne parlare, che l’argomento torna subito d’attualità. Chiara Poggi è un caso che ci deve far riflettere su quanto poco si faccia per proteggerci. È incredibile pensare che nella propria casa si possa incontrare un simile orrore. E quei dettagli sull’omicidio… non possono essere trascurati. Un’analisi accurata è d’obbligo, non possiamo lasciarci sfuggire la verità!!!

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