La criminologa svela: rabbia e possesso, Giulia uccisa per mesi

11.08.2025 06:46
La criminologa svela: rabbia e possesso, Giulia uccisa per mesi

La tragica storia di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin

Chi custodisce ricordi d’amore attraverso fotografie, Filippo Turetta sembrerebbe avere un approccio assai diverso. Per lui, non erano i vissuti sentimentali a contare, ma le spese annotate. Conservava scontrini come se fossero segni tangibili della sua relazione, registrando, ad esempio, il costo del gelato per Giulia Cecchettin, il carburante utilizzato per incontrarla, e il numero di volte che lei si era seduta o meno accanto a lui in aula. Questo comportamento, lungi dall’essere un semplice gesto di affetto, riflette una contabilità emozionale, una sorta di economia affettiva dove ogni atto d’amore viene misurato e contabilizzato. Qui, non c’è spazio per i sentimenti; si tratta di esercitare controllo, di monitorare e capitalizzare su una relazione in cui il dare si attende di ricevere in cambio.

C’è un altro aspetto inquietante in questa vicenda. Dopo aver abbandonato il corpo senza vita di Giulia in una zona industriale, Turetta si ferma per fare benzina. Con la stessa freddezza con cui avrebbe potuto consumare una colazione. Non scappa in preda al panico, ma compie un gesto calcolato, riflettendo un’indifferenza sconvolgente. I soldi usati per quel rifornimento erano, in un certo senso, intrisi del sangue della vittima. La sua fuga dura giorni, esaurendosi solo quando il serbatoio della sua auto si svuota. La corsa termina in Germania, a bordo di un’autostrada, non per un ripensamento ma poiché si è trovato a corto di carburante, come se la sua auto avesse esalato l’ultimo respiro prima di lui. Attuale.

Attualmente, i suoi legali stanno preparando la difesa per il processo di appello fissato per novembre, richiedendo clemenza e sostenendo che non ci fosse stata premeditazione nell’omicidio. Ma come definire un individuo che per mesi ha raccolto dati e misurato ogni ingiustizia, accumulando un risentimento tale da concludere con un’azione tanto violenta? Come si può giustificare qualcuno che, dopo aver aggredito brutalmente una donna, trova comunque il tempo per fare rifornimento prima di sparire? La questione non è solo quando Turetta abbia deciso di porre fine alla vita di Giulia; il vero punto è che questo piano si stava sviluppando da tempo, silenziosamente. La premeditazione non si cela soltanto in una lama affilata, ma anche nei conti feroci di un diario emotivo, dove ogni azione dell’altro viene giudicata e pesata, trasformando l’amore in un rapporto di debito che richiede di essere risarcito.

Dove si trova il nocciolo della questione? Non è necessario scrivere “la ucciderò” per dimostrare una volontà omicida. È sufficiente analizzare ciò che è stato annotato. All’interno di questi appunti si cela già tutto: la necessità di controllare, l’accumulo di rabbia, e il senso di possesso che non tollera l’autonomia altrui. E infine la fuga. Se non fosse stato per il suo serbatoio vuoto, chissà quanto avrebbe continuato a scappare.

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