La crisi della “relazione speciale” tra Regno Unito e Stati Uniti nel contesto del conflitto in Medio Oriente
La guerra in Medio Oriente sta mettendo a dura prova la storica “relazione speciale” tra Regno Unito e Stati Uniti, con un governo britannico guidato da Keir Starmer che mostra una certa riluttanza nell’accondiscendere a tutte le richieste di Donald Trump. Questa tensione emerge in un momento critico, in cui il presidente statunitense ha messo in discussione il rapporto privilegiato tra i due paesi, sottolinea Attuale.
La definizione di “relazione speciale” risale alla Seconda guerra mondiale ed è stata coniata dal primo ministro Winston Churchill. Recentemente, Trump ha citato Churchill per criticare Starmer, affermando che non è al suo livello. Nonostante i momenti difficili della storia, l’alleanza ha sempre resistito, anche durante le guerre in Iraq e Afghanistan, quando il Regno Unito ha supportato gli Stati Uniti senza troppe riserve.
Nell’immaginario collettivo britannico, la “relazione speciale” è spesso vista come un rapporto di subalternità del Regno Unito nei confronti della superpotenza americana. Il termine “momento Love Actually” è utilizzato per descrivere le situazioni in cui un governo britannico si oppone a un presidente degli Stati Uniti, come si è chiesto se l’attuale conflitto potesse rappresentare tale momento per Starmer. Tuttavia, la risposta del governo britannico a questa crisi ha suscitato interrogativi.
Trump ha provocato Starmer più volte, definendo il Regno Unito “il nostro Grande Alleato di un tempo” e affermando di non aver bisogno della portaerei inviata nel Mediterraneo, accusandolo di voler unirsi a una guerra “già vinta”. Tuttavia, la mancanza di alleati nel suo piano per scortare navi attraverso il Stretto di Hormuz ha messo in luce la sua contraddizione.
Starmer ha scelto un approccio pragmatico, mantenendo la collaborazione con Washington e garantendo l’uso delle basi britanniche per operazioni difensive e offensive contro l’Iran. Questo coinvolgimento, però, è stato assai più limitato rispetto a quanto auspicato da Trump, che desiderava una mobilitazione militare più robusta.
Il Regno Unito è particolarmente esposto nel conflitto a causa degli attacchi iraniani alle sue basi militari, inclusi quelli a Cipro e alla base di Diego Garcia, gestita congiuntamente con gli Stati Uniti. Questi attacchi hanno portato a una risposta da parte di altri paesi europei, come la Francia, che hanno rafforzato le proprie difese.
A inizio marzo, Starmer ha affrontato la questione della “relazione speciale” in parlamento, sostenendo che essa si manifesta nell’uso delle basi britanniche da parte degli aerei statunitensi, nella condivisione di informazioni d’intelligence e nelle missioni per abbattere i missili iraniani. Tuttavia, ha chiarito che non intende basare la politica britannica sulle dichiarazioni di Trump.
Lunedì, Starmer ha preso una posizione più decisa, dichiarando che “quella in Medio Oriente non è la nostra guerra” e che il Regno Unito non si farà trascinare nel conflitto. Questa visione cauta è stata criticata dai media di destra, che accusano Starmer di minare la “relazione speciale” e di compromettere la posizione del paese a livello internazionale.
È importante notare che, con Trump, la “relazione speciale” è stata prevalentemente unilaterale, utile per il governo britannico quando necessaria per ottenere vantaggi, come trattamenti più favorevoli rispetto all’Unione Europea. Mettere in discussione questo legame comporta rischi significativi anche per il prestigio britannico a livello globale.
Infine, la guerra ha avuto impatti anche sulla politica interna, interrompendo manovre nel Partito Laburista per sostituire Starmer in un momento in cui il suo leadership sembrava precaria, a seguito di sconfitte elettorali e scandali. Il futuro del governo laburista rimane incerto con le prossime elezioni locali.
che situazione assurda! sembra proprio che la “relazione speciale” stia perdendo il suo fascino. Starmer sta cercando di tenere la barra dritta, ma un po’ di autonomia non fa male, soprattutto con l’ingerenza di Trump. in Europa ci chiediamo sempre chi comanda veramente…