Il Ruolo dei Social Media nel Giudizio Sociale e le Sue Conseguenze
Circa un decennio fa, l’analisi di Umberto Eco si è rivelata non solo corretta, ma anche profetica. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima si esprimevano solo al bar”. Oggi, il giudizio risulterebbe ancor più crudele: questi imbecilli possono trasformarsi, e talvolta lo fanno, in veri e propri killer. Oppure, fungere da giudici senza appello e senza responsabilità. Il genitore che non si è accorto che il figlio stava morendo all’interno di un tunnel scavato nella sabbia è stato immediatamente messo sotto accusa sui social, prima di diventare oggetto di indagini da parte della Procura, riporta Attuale.
Le frasi del tipo “Ma dov’eri, dormivi?” o “Ti godevi il sole mentre tuo figlio moriva. Vergogna” hanno infestato le piattaforme social. Questo padre è stato giudicato da una folla virtuale. Tuttavia, un procuratore ha sottolineato che “non ci sono sospetti e nessuno lo accusa”, mentre lo registra nel fascicolo degli indagati per omicidio colposo. “Atto dovuto”. È davvero così? Anche il testimone che ha fornito l’ultima informazione sul bambino scomparso, poi ritrovato, ha subito la propria dose di sospetti sui social: gli stessi che sono stati rivolti dagli inquirenti e dai media.
Affermiamo che non si tratta di una situazione nuova. Sono innumerevoli i titoli di giornale che hanno danneggiato vite e carriere a causa di inchieste infondate, spesso legate al contesto politico. Tuttavia, oggi i social hanno amplificato notevolmente il problema, sostanzialmente privi di controllo, limiti e sanzioni che invece i professionisti dell’informazione possiedono. Il risultato è una società caratterizzata da giudizi sommari e condanne emesse tramite smartphone, alle quali si sommano le Procure che occupano le prime pagine dei giornali, come nel caso di Garlasco.
Questa è una tendenza pericolosa che rischia di compromettere l’intero sistema mediatico e giudiziario. Quali potrebbero essere i rimedi? Si renderebbe necessaria una legislazione internazionale capace di regolare, punire e obbligare i gestori dei social a monitorare i contenuti. Una sfida ardua, ma non irrealizzabile. Al contempo, è fondamentale una presa di coscienza da parte degli utenti, compito che appare oltremodo difficile. Infatti, gli imbecilli spesso non realizzano come possano evolvere, perfino in killer.