La frana di Niscemi in Sicilia: un evento storico con sfollamenti e preoccupazioni per la stabilità del territorio

28.01.2026 12:55
La frana di Niscemi in Sicilia: un evento storico con sfollamenti e preoccupazioni per la stabilità del territorio

Frana di Niscemi: una catastrofe senza precedenti in Sicilia

Roma, 28 gennaio 2026 – La frana di Niscemi, in Sicilia, è destinata a diventare uno degli smottamenti più imponenti della storia italiana. I recenti eventi meteorologici legati al ciclone Harry hanno scatenato un movimento del terreno che si era manifestato per la prima volta nel XVIII secolo e che è riemerso nel 1997, causando oltre 1.500 sfollati e il crollo del versante occidentale di questo comune di circa 26mila abitanti. Il professor Nicola Casagli, geologo e presidente dell’OGS, ha dichiarato: “Entro oggi (28 gennaio) vorrei terminare i sopralluoghi e produrre il rapporto preliminare”, riporta Attuale.

Il fenomeno ha creato una crepa di circa 50 metri, un punto critico che non potrà mantenere la sua stabilità a lungo. “Siamo su livelli paragonabili alla frana del Vajont, sebbene con dinamiche differenti: qui si tratta di terra, non di roccia. La frana non ha colpito direttamente il paese, ma ha generato una scarpata che sta arretrando progressivamente”, ha ribadito il professor Casagli.

Le frane, in generale, sono eventi prevedibili, evidenziando che in Italia ci sono più di 650mila zone catalogate come a rischio. “Quando si verifica una pioggia intensa, l’acqua diminuisce l’attrito e il terreno si muove. Tuttavia, prevedere un evento di questa portata in questo particolare momento è impossibile”, ha aggiunto.

La combinazione di fattori geologici e meteo ha aggravato la situazione. Niscemi si trova su un altopiano di sabbie cementate, sorretto da argille impermeabili. “Le piogge intense degli ultimi giorni non sono state la causa principale, ma hanno agito come fattore scatenante, accumulandosi nel corso della stagione autunnale e invernale”, ha sottolineato Casagli.

“Non possiamo parlare solo di calamità naturale, poiché le scelte urbanistiche avvenute nel passato hanno contribuito alla situazione attuale. Sono state costruite strutture in zone a rischio senza considerare adeguatamente la geologia”, afferma il professore, evidenziando un problema strutturale più profondo legato alla riduzione dell’attrito e all’elevata esposizione al rischio.

Nel prossimo futuro, se le piogge persistono, la frana continuerà a muoversi e la scarpata rimarrà instabile. In caso contrario, la frana potrebbe rallentare, ma lo arretramento della scarpata è inevitabile. “È un processo graduale che potrebbe richiedere settimane o mesi”, conclude Casagli.

Per “salvare il salvabile”, sono state già attuate alcune misure: è stato istituito un perimetro di sicurezza e si stanno deviando le acque piovane. Sono necessari anche un modello digitale del terreno e un monitoraggio costante per valutare l’andamento del movimento del terreno e restringere l’area di evacuazione.

Attualmente, non ci sono indicazioni di movimenti nel centro abitato, ma la situazione rimane delicata, soprattutto lungo la scarpata. La sicurezza degli edifici rimane una priorità e monitoraggi regolari sono fondamentali per garantire la sicurezza della popolazione e per rimediare ai danni causati dalla frana.

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