Negli ultimi giorni, le fragili alleanze del Medio Oriente hanno subito una frattura significativa. I rapporti tra Israele e Iran sono ora in uno stato di guerra aperta, con l’attenzione internazionale che si sposta dai devastanti effetti dei raid reciproci alle reazioni del presidente statunitense, Donald Trump, che sembra desideroso di sostenere l’operato israeliano. Questa situazione rende necessario ripercorrere i principali sviluppi delle relazioni tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi alla ricerca di giustificazioni per l’aggressione verso l’Iran, riporta Attuale.
Dicembre 2024
Secondo quanto riportato da fonti autorevoli, Israele ha avviato i preparativi per un attacco contro l’Iran già nel dicembre 2024, in seguito alla neutralizzazione di Hezbollah e alla caduta del regime di Assad in Siria, eventi che hanno creato nuove opportunità strategiche per lo Stato ebraico.
4 febbraio
Netanyahu si reca a Washington per un incontro con Trump, segnando un momento cruciale poiché è il primo incontro ufficiale dall’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump. Durante questo incontro, Netanyahu presenta al presidente americano informazioni dettagliate sui siti nucleari iraniani, avvertendo che Teheran è sempre più vicina alla costruzione di armi nucleari e mettendo in guardia Trump contro la possibilità di un accordo puntato ad un’unione duratura simile a quello del 2015 con Barack Obama.
7 marzo
In un tentativo di ripristinare il dialogo, Trump invia una lettera all’ayatollah Ali Khamenei, sottolineando l’importanza di negoziare sul programma nucleare iraniano. Oltre a illustrare le possibili conseguenze di un’invasione americana, la lettera propone lo smantellamento del programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni economiche.
Aprile
Il 12 aprile, i colloqui tra le delegazioni statunitensi e iraniane hanno inizio a Muscat, mediati dall’Oman. Tuttavia, Netanyahu persuade Trump che è giunto il momento di lanciare un attacco contro l’Iran, sperando che gli Stati Uniti forniscano armi per colpire le strutture nucleari di Fordow. Trump, però, rimane scettico e sottolinea la necessità del consenso americano per un’azione militare.
Maggio
Un’importante conversazione tra Trump e Netanyahu avviene a maggio, dove il presidente americano mostra una fermezza inaspettata riguardo alla non aggressione, sollevando preoccupazioni per le ripercussioni diplomatiche di un potenziale attacco israeliano.
8 giugno
All’incontro a Camp David, il direttore della CIA, John Ratcliffe, discute con Trump delle possibili conseguenze di un attacco imminente da parte di Israele.
9 giugno
Netanyahu conferma l’imminenza dell’attacco in una lunga telefonata con Trump, spiegando che Israele ha già mobilitato le sue forze armate, mentre Trump si confronta con il terrore delle conseguenze a lungo termine.
11 giugno
Con la situazione senza un accordo sul nucleare e le pressioni crescenti, Trump e i suoi consiglieri diventano sempre più convinti che l’attacco israeliano sia inevitabile.