Milano – “Nelle prossime settimane avremo una vera e propria battaglia per questi pazienti”, dice Giampaolo Casella, primario di Anestesia e rianimazione al Niguarda di Milano. La vita si combatte al primo piano del blocco Dea dell’ospedale, nel centro ustioni dove undici dei 14 feriti italiani nell’incendio di Crans-Montana sono ricoverati. Tutti gli italiani, fino a lunedì 5 gennaio, rimpatriati dagli ospedali svizzeri, sono stati colpiti dall’enormità di 116 ustionati “che nessun servizio sanitario al mondo potrebbe gestire da solo”, chiarisce Roberto Faccincani dell’Agenzia regionale emergenza-urgenza che organizza dal 1° gennaio il ponte aereo, con elicotteri del 118 lombardo supportati da alcuni mezzi di Emilia-Romagna, Trentino, Alto Adige e Piemonte. Altri due italiani sono ricoverati in Svizzera, riporta Attuale.
Identificato l’ultimo ferito italiano all’ospedale di Zurigo
Lunedì 5 gennaio, mentre all’aeroporto militare di Linate un C130 riportava a casa le bare bianche di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini e Giovanni Tamburi – Riccardo Minghetti ha proseguito per Roma, Sofia Prosperi è rimasta in Svizzera – nell’edificio in mattoni rossi del Dea di Niguarda hanno atteso inutilmente un elicottero. Finalmente, è stato identificato Leonardo, il sedicenne, come l’ultimo ferito italiano senza nome all’ospedale di Zurigo. Doveva arrivare domenica, poi lunedì, “ma le condizioni cliniche non consentono il trasporto e ci si deve aggiornare per il ‘fit to fly’, cioè la capacità di una persona a resistere a un volo sanitario”, ha spiegato il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano.
Ustioni di secondo e terzo grado, dal 10 a oltre il 50% del corpo
Leonardo è rimasto a Zurigo insieme ad Elsa, quindicenne piemontese, che in caso di via libera sarebbe probabilmente indirizzata al centro grandi ustioni di Torino. I suoi compagni di classe Kean, Francesca e Sofia D – c’era un quinto della terza D del liceo Virgilio di Milano nell’inferno del Constellation – lottano al Niguarda insieme ai coetanei G. G. e M. M, e ad altri feriti, tra cui una 55enne che riportato ustioni sul 12% della pelle mentre cercava il figlio di amici.
L’estensione delle ustioni, di secondo e di terzo grado, per gli undici feriti del Niguarda va dal 10 a oltre il 50% della superficie corporea – principalmente arti, dorso e volto –, ma nessuno può essere dichiarato fuori pericolo, ha messo in chiaro ieri il bollettino dell’ospedale. “Tutti purtroppo hanno subito danni da inalazione di fumi tossici e vapori roventi”, spiega il rianimatore Casella, “è una situazione clinica estremamente seria”. Inoltre, i pazienti presentano necessità di assistenza meccanica alla respirazione oltre alla sedazione per gestire il dolore.
Diverse settimane di cure per i pazienti più gravi
La situazione è “particolarmente seria” per sei pazienti ricoverati in terapia intensiva, di cui tre presentano ustioni estese intorno o sopra il 50% e sono considerati in condizioni “particolarmente critiche”. Dal Niguarda, i chirurghi plastici hanno lavorato ininterrottamente per effettuare operazioni ricostruttive, pulire, coprire e medicare le ferite per prevenire infezioni. Per i sei pazienti più gravi, il decorso clinico non è ancora passato dalla fase uno, in cui occorre sostenere anche il funzionamento degli organi e metabolico. Per tutti undici, le cure richiederanno “come minimo diverse settimane”, consolidando un’incessante battaglia per la vita al Niguarda.
Non ci sono parole per descrivere una tragedia simile… Gli occhi non possono credere che ci siano giovanissimi coinvolti in un incidente del genere. Spero che le cure vadano bene e che possano riprendersi presto. È un vero e proprio incubo!