La madre dell’ultimo ostaggio israeliano a Gaza: «La Jihad mente sul destino di mio figlio»
Talik Gvili, madre dell’ultimo ostaggio israeliano, ha rivelato che suo figlio Ran, rapito a Gaza, è “nelle mani della Jihad”, accusando il gruppo di falsità riguardo alla sua condizione. Ran, sergente maggiore della polizia nell’unità antiterrorismo Yasam, manca da oltre due anni, e mentre l’esercito israeliano lo dà per morto, Talik continua a sperare nel suo ritorno, riporta Attuale.
Situata a Meitar, vicino a Be’er Sheva, Talik descrive questi due anni come un periodo di “tempo sospeso”, in cui si mescolano speranza e sgomento quotidiano. “Ho uno 0,001% di speranza che sia vivo”, dichiara, evidenziando il suo desiderio di tenere accesa una possibilità, nonostante le cattive notizie ricevute il 30 gennaio 2024, quando le autorità israeliane hanno informato la famiglia di una sua presunta grave condizione.
La madre ha sostenuto che il consenso nel paese è chiaro: “Non accetteremo nessuna fase due del piano se Rani non ci sarà restituito”. Questo consenso abbraccia tutti, dalla destra alla sinistra, e Talik afferma che l’intera nazione attende il ritorno di suo figlio come simbolo di una nuova fase per la pace in Medio Oriente, un passo che dipende dalla sua liberazione.
Talik ricorda come Ran fosse sempre pronto ad aiutare gli altri e si preoccupasse del benessere del suo gruppo. “Era sempre il primo a prendersi cura degli altri. Anche da ostaggio, sono sicura che avrebbe pensato di far uscire prima gli altri e di restare per ultimo”, afferma con orgoglio.
Ricevendo aggiornamenti quotidiani sulle ricerche, Talik specifica che attualmente si concentrano sulla zona di Zeitoun, controllata dalla Jihad islamica, dove sostiene che Ran sia stato portato dopo il suo rapimento. “C’è una fotografia di lui su una motocicletta, sembra incosciente”, aggiunge, mentre confronta il dolore vissuto dalla sua famiglia con la devastazione subita da Gaza, ribadendo che la guerra non è stata iniziata da Israele. Secondo Talik, una possibile fine del conflitto sarebbe legata al disarmo di Hamas e a un vero piano di ricostruzione per Gaza.
Il suo ultimo ricordo di Ran è quello di un abbraccio e di un bacio, prima che partisse in missione. Talik racconta di come Ran, nonostante un infortunio alla spalla, si sia vestito in divisa all’allerta: “Non posso lasciare sola la mia Unità”. Le sue ultime parole a casa risuonavano di coraggio: “Sono ferito, ma non dirlo a mamma e papà…”.