La Moab come possibile soluzione per il conflitto in Iran: opzioni e rischi per gli Stati Uniti

15.10.2026 12:35
La Moab come possibile soluzione per il conflitto in Iran: opzioni e rischi per gli Stati Uniti

Possibile utilizzo della “madre di tutte le bombe” contro l’Iran

Il Pentagono non esclude l’impiego della GBU 43/B, conosciuta come “madre di tutte le bombe”, in attacchi contro l’Iran. Questo potente ordigno non nucleare potrebbe essere utilizzato per colpire infrastrutture chiave o durante un’incursione sulla montagna Pickaxe, un grande bunker associato al programma nucleare iraniano. L’opzione di utilizzo della GBU 43/B sarebbe stata presentata a Donald Trump, il quale non ha escluso di ordinare una nuova ondata di attacchi, riporta Attuale.

Secondo fonti citate dalla CNN, l’uso di questo armamento permetterebbe alla Casa Bianca di presentare una vittoria dopo un attacco pesante, con conseguenze devastanti, assieme a raid tradizionali contro le posizioni nemiche. Sono stati menzionati diversi attacchi in successione, ma con limiti temporali, negli ultimi periodi.

Ci sono, tuttavia, dei dubbi sull’efficacia dell’arma. Prima di tutto, non è garantito che la GBU 43/B sia in grado di penetrare il “guscio” di roccia e cemento che protegge il sito nucleare. Progettata per spianare gallerie e aree estese, potrebbe rivelarsi inefficace contro la montagna, che rappresenta una sfida molto più complessa. In secondo luogo, l’Iran ha minacciato gravi ritorsioni contro i paesi del Golfo, già vulnerabili agli attacchi con missili e droni. Le tensioni attuali tra sauditi e Houthi nello Yemen evidenziano la potenza di risposta di Teheran.

Trump aveva già autorizzato l’uso della super bomba nel 2017, quando venne sganciata su una rete di tunnel dello Stato Islamico in Afghanistan, uccidendo 37 militanti. La GBU 43/B, sviluppata nel 2003, viene lanciata da un MC-130, una versione speciale di aereo cargo. Pertanto, per un uso futuro sarà necessario creare un “corridoio” sicuro per aerei che non sono veloci.

Analisti indicano che l’attacco ai nascondigli dei terroristi era un’azione dimostrativa, un atto di guerra concreto accompagnato da una mossa psicologica per intimidire gli avversari. Tuttavia, gli iraniani continuano a dichiararsi pronti a fronteggiare la sfida. Recentemente, il comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, Ali Azmaei, ha dichiarato che gli USA scortano convogli di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz per ridurre al minimo il rischio di sorprese. I Guardiani hanno adeguato le loro strategie creando ostacoli.

Il numero di attacchi contro le navi cisterna è stato considerevole, con quasi trenta incidenti segnalati dal 28 settembre fino ad oggi. Gli americani hanno anche riscontrato una crescente presenza di dhow e pescherecci, utilizzati per monitorare i movimenti nella regione. Queste imbarcazioni forniscono informazioni per facilitare le imboscate da parte dei Guardiani. Secondo ambienti esperti, sebbene l’Iran abbia subito la distruzione di numerosi sistemi radar e di sorveglianza, ha sviluppato soluzioni a basso costo che continuano a consentirgli di interferire con le rotte di navigazione.

Chi desidera transitare senza conseguenze deve ottenere l’autorizzazione da Teheran, un meccanismo definito dall’ammiraglio Azmaei “un controllo intelligente” dello Stretto.

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